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Grana padano e Parmigiano reggiano sfondano all’estero ma soffrono in Italia

Marchiatura a fuoco del Parmigiano Reggiano

Ma che bravi comunicatori che sono i Consorzi dei formaggi più nobili e più esportati,   Parmigiano reggiano e Grana padano.  L'export cresce ma non è l'unica variabile che misura lo stato di salute di un settore.

I due Consorzi preferiscono vedere il bicchiere mezzo pieno per una questione di marketing. E' vero che sia il Grana padano che il Pamigiano reggiano incrementano l'export entrambi del 4%: il primo a 1,5 milioni di forme su 4,5 milioni di produzione e l'altro di 1,1 milioni di forme su 3,4 milioni.  Si tratta del dodicesimo anno consecutivo di crescita (eccetto il 2008) che dà la misura del successo del made in Italy. 
Tuttavia dopo il picco del 2011 i prezzi medi dei due formaggi sono in forte calo sui mercati internazioni: per continuare a crescere hanno dovuto tagliare i listini a due cifre nell'ultimo biennio.

Inoltre la crescita sui mercati esteri non serve a compensare il calo sul mercato interno (che pesa per il 65%): in Italia i consumi sono in picchiata e sia Grana padano che Parmigiano reggiano ne escono quest'anno con una contrazione tra il 2 e il 4% a volume e con prezzi in arretramento mediamente del 10-20% nel biennio (per i dettagli vedi Clal.it).  La produzione nei primi 11 mesi dell'anno è calata del 3,2% per il Grana e di circa un punto per il Parmigiano reggiano. 
Si può essere legittimamente soddisfatti per il trend dell'export ma i problemi ci sono, eccome.

 

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