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Per Nestlé si chiude l’ombrello della cassa integrazione straordinaria

Leo Wencel, ad di Nestlé Italiana
Da due giorni per Nestlé Italiana è scaduta la copertura della cassa integrazione straordinaria (decreto ministeriale n. 73998 del 24/06/2013) che per un anno le ha garantito uno scudo contro la crisi. Ora la società guidata da Leo Wencel dovrà farne a meno tranne che non si aprino altri fronti.  Per esempio nel business dei gelati, dove da fine gennaio la produzione inizia progressivamente a decollare.  

<<Per fortuna di Cig straordinaria nel 2013 ne abbiamo fatta poca – commenta Mauro Macchiesi, segretario della Flai Cgil – Di ordinaria invece ne abbiamo fatta, ma per quella non servono decreti.  Purtroppo anche nel 2014  la situazione dei consumi in Italia non sembra volgere al meglio. E ci aspettiamo il peggio per esempio dal fronte dei gelati: la scorsa stagione i volumi della Nestlé sono calati intorno al 20%. Il lancio del cono Fiore (di Antica gelateria ndr) non ha raggiunto gli obiettivi. Temiamo per il polo di Ferentino>>. 
In Italia il gigante svizzero produce gelati negli stabilimenti di Parma e Ferentino (Frosinone). E lo scorso luglio Antonis Kantzelis, dg della divisione gelati di Nestlé Italiana, dichiarò a Il Sole 24 Ore che «Il gelato è impattato dal meteo. Quest'anno si soffre più della media del food: maggio e giugno sono stati freddi. Forse chiuderemo il 2013 con un -3/-5% o forse a doppia cifra. Aspettiamo la fine di agosto, ma anche settembre ha il suo peso. Se il caldo si prolungasse si salverebbe la stagione». Settembre è poi stato un mese caldo ma non abbastanza se Iri ha rilevato che nella Gdo il calo delle vendite si è assestato intorno al 7% (a valore) sull'anno prima. 

Ma Nestlé Italiana opera anche nel dolciario, nel baby food, nella pasta e surgelati, nel petfood con 3.700 addetti e 1,4 miliardi di fatturato (162 milioni all'export secondo R&S Mediobanca). Purtroppo alla fine del primo semestre le vendite complessive, secondo dati Iri, registravano nella Gdo un  -5,1% a 629 milionidi euro.  <<La crisi colpisce tutti – ripete Macchiesi – anche se con diversa intensità. Per esempio dal polo della pasta ripiena di Moretta arrivano segnali incoraggianti, nel dolciario di Perugia abbiamo fatto ricorso alla solidarietà ma è stata inferiore alle aspettative. Il tentativo della filiale italiana per aumentare le vendite è quello di fare business anche nei circuiti commerciali non direttamente controllati dalla casamadre>>.    

Nestlé Italiana
Forse in questo discorso rientra anche quello dello scorso settembre quando i Bacetti "persero" il marchio Perugina per assumere quello di Lanvin sul ricco mercato francese. Con l'assenso dei sindacati che sostennero che «grazie all’accordo ci sarà un aumento a regime di 500 tonnellate annue prodotte a Perugia».

In realtà anche nello stabilimento di Moretta le cose non devono andare un gran bene: lo scorso 6 novembre Wencel dichiarò a Il Sole 24 Ore che  nel mercato della pasta fresca ripiena «si soffre come in tutti i comparti. Aiutano le promozioni ma i margini si sono assottigliati». Secondo Iri, nel 2013 il mercato della pasta fresca ripiena si è contratto di oltre il 6%, con la marca commerciale che, a volume, ha raggiunto il 23%. Nonostante le marche si difendano con una pressione promozionale record: oltre il 47% dei volumi è venduto col tagliaprezzo. E chi sono le marche? Certo non gli ultimi arrivati:  Giovanni Rana, Buitoni, Fini, Raviolificio Lo Scoiattolo.