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Il braccio di ferro tra Consorzio Valpolicella e Famiglie dell’Amarone

Olga Bussinello, direttore del Consorzio
“Gli ettari del Valpolicella sono 7mila e 7mila rimarranno anche dopo l’applicazione del nuovo disciplinare. Chi sostiene che si aumenterà il territorio di produzione addirittura del 30% mente: vogliono sollevare polveroni per guadagnare visibilità. A noi non interessano le beghe tra aziende e non vogliamo essere coinvolti: perseguiamo interessi collettivi”: così parlò Olga Bussinello, direttore del Consorzio di tutela del Valpolicella, all’indomani  della consultazione annunciata dalla Regione Veneto sul nuovo disciplinare proposto dal Consorzio. La  Regione ha ricevuto le osservazioni dell’associazione Famiglie dell’Amarone e ora attende le controdeduzioni dell’ente di tutela prima di fissare il confronto.
Lo scorso settembre il Consorzio della Valpolicella ha proposto alla Regione Veneto di accogliere l’istanza di modifica al disciplinare di produzione delle Docg Amarone e  Recioto e delle Doc Valpolicella e Valpolicella Ripasso. Pronta la reazione delle Famiglie dell’Amarone (sono 12) alla modifica del comma 2 dell’articolo 4 relativa all’ampliamento della zona di produzione anche in terreni di pianura o di fondovalle che << costituisce – a detta delle Famiglie – un aumento del 30% della superficie idonea per la produzione di Amarone>>.  Inoltre sostengono che le aree di pianura e fondovalle sono umide e inadatte mentre l’eccellenza vitivinicola si ha nelle zone protette collinari, come peraltro succede per il Brunello di Montalcino e il Barolo.
<<Non è vero – contesta Bussinello – nelle pianure e nei fondovalle produciamo da 30 anni i quattro vini. Se lo si vietasse si andrebbe a ledere i diritti di chi già produce. Eppoi le nostre rese  sono inferiori al Brunello e al Barolo>>.

Marilisa Allegrini
La decisione della Regione Veneto segna un punto a favore delle Famiglie che, pur non vantando alcun riconoscimento giuridico,  sono riuscite a instillare dei dubbi e bloccare il via libera. <<La vicenda non è conclusa – ha detto Marilisa Allegrini, presidente delle Famiglie dell’Amarone  – ed esprimiamo la nostra soddisfazione per la decisione della Regione, che ha accolto la nostra richiesta di contraddittorio per approfondire questioni fondamentali per il futuro del nostro prodotto più pregiato. Ora speriamo che prevalga il buon senso e che si riapra il dialogo tra le parti: ci sono scelte oggettive da fare in primo luogo in termini di zonazione e vanno fatte con tutti gli attori del territorio>>.
Da tempo va in scena il braccio di ferro tra Consorzio e Famiglie, cioè tra chi spinge per aumentare la produzione e allargare il business del Valpolicella e chi, ritenendosi custode della tradizione dell’Amarone, si oppone per mantenere produzione e qualità su livelli accettabili. Ma, evidentemente, anche evitare di destabilizzare il mercato con un’offerta eccessiva. Le Famiglie dell’Amarone dicono chiaramente che <<oggi il grande vino è minacciato da azioni commerciali che rispondono spesso a logiche di basso prezzo, in canali distributivi di massa>>.  Peraltro l’Associazione vanta alcuni produttori top della Valpolicella, da Masi ad Allegrini,  di cui però solo alcuni aderiscono al Consorzio di tutela del Valpolicella.

Negli ultimi 20 anni gli ettari del Valpolicella sono raddoppiati superando i 7mila ettari mentre la produzione di Amarone e Recioto è balzata da 40mila quintali a oltre 300mila quintali. L’anno scorso sono state prodotte 60 milioni di bottiglie di Valpolicella (che comprende oltre il Valpolicella, l’Amarone, il Recioto e il Ripasso), di cui oltre 13 milioni di Amarone, per 350 milioni di fatturato.  Un business dorato che trascina anche quello dell’enoturismo e che ha contribuito a diffondere  nel territorio il benessere. <<Da un paio d’anni – sottolinea Bussinello – la produzione di Amarone è stabile a 13,4 milioni di bottiglie. Non ci sono motivi di preoccupazione>>.