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Il Brunello di Montalcino sempre più presente sulle tavole internazionali

 

Brunello a tutto export. L'anno scorso il Brunello di Montalcino ha aumentato dal 65 al 67% le esportazioni. In lieve calo la produzione con un'incidenza di un punto percentuale sul fatturato complessivo, pari a 165 milioni di euro contro i 167 del 2012. Questi i dati diffusi oggi dal
Consorzio in occasione dell'apertura di "Benvenuto Brunello" a Montalcino, vetrina dei produttori per le annate appena lanciate sul mercato – Brunello 2009, Riserva 2008, Rosso 2012,
Moscadello e Sant'Antimo – e quella appena vendemmiata a cui domani saranno conferite le stelle.

Fabrizio Bindocci
Per l'export la quota più importante è rappresentata ancora dagli Usa, passati dal 25 al 28%, seguiti dai mercati asiatici (15%) e dal centro America (Brasile, Messico, Panama, Venezuela e altri), che rappresenta circa il 10%. In crescita anche il giro d'affari del settore enoturistico a Montalcino (ristoranti, alberghi, enoteche e altro): registra un +5% e supera i 30 milioni.

 
 «Il 2013 è stato un anno positivo – commenta il presidente del Consorzio di tutela del vino Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci – nonostante i problemi che si sono manifestati su diversi mercati, a iniziare da quello italiano. Voglio solo sottolineare che il nostro mercato estero di riferimento, gli Stati Uniti, è passata dal 25 al 28% di quota export».

Marilisa Allegrini
Per Marilisa Allegrini, produttrice di Brunello e Rosso nell’azienda San Polo, <<i mercati esteri saranno sempre di più il driver della crescita del Brunello: il consumatore riconosce al nostro vino una qualità che dobbiamo gelosamente conservare e al territorio una bellezza ineguagliabile>>. Anche per questo negli ultimi anni si sono moltiplicati gli investimenti internazionali a Montalcino. Recentemente ci sono stati rumor - spiega Alessandro Regoli, direttore Winenews - di capitali stranieri ancora a caccia di aziende vinicole in Italia, come già successo con americani, inglesi, ma anche russi o brasiliani e argentini- E come potrebbe presto accadere anche con cinesi e asiatici>>.

Per Bindocci <<questi rumor sono ricorrenti ma finora non è successo nulla>>. 
Regoli sottolinea che mai come adesso <<i vigneti dei territori più importanti del vino d’Italia, su tutti Montalcino, sono considerati un bene rifugio. Chi compra, spesso, queste importanti aziende, però, non le acquista solo per il marchio, il valore reale della cantina-vigneto-villa, ma anche per la bellezza del luogo e per come il territorio è conservato. E, quindi, ha, comunque, interesse a mantenere l’identità e a non far sparire la storia e il lavoro delle persone che collaborano allo sviluppo del loro progetto aziendale e del territorio>>.