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Nell’agenda di Granarolo un’acquisizione entro giugno

Gianpiero Calzolari
Granarolo  a cacccia di prede in Italia e all'estero. Dopo l'intesa con le Latterie friulane, l'azienda emiliana punta, in particolare, a consolidare la presenza nei formaggi duri e stagionati ed «entro giugno – sottolinea di Gianpiero Calzolari, presidente del gruppo Granarolo – contiamo di realizzare un'altra acquisizione in Italia. Sui mercati esteri stiamo sondando Paesi come India, Russia, Cile e Cile: mercati interessanti ma dove bisogna strutturare delle organizzazioni complesse. In Cina, peraltro, c'è grande apprezzamento, anche per il latte Uht e la linea per bambini. In questi Paesi gli altri big sono presenti da molto tempo, ma non possiamo permetterci di trascurarli anche se il Sistema Italia non ci aiuta». 
Nell'azionariato di Granarolo i cooperatori hanno un ruolo prevalente, ma Intesa Sanpaolo è un socio storico con il 20% di quota. Qualche anno fa però questa partnership non è servita a conquistare Parmalat. Inoltre la struttura finanziaria asfittica di una società cooperativa ha fatto il resto.

La multinazionale emiliana opera in quattro grandi business: latte e panna, yogurt, caseari e gastronomia industriale. Il portafoglio brand comprende oltre a Granarolo, Yomo, Pettinicchio, NaturaBio, Podda. 
Per il 2013 Calzolari stima un fatturato intorno al miliardo, in crescita rispetto ai 922 dell'esercizio precedente (ma vanno considerate le acquisizioni) e un Ebitda in lieve calo rispetto ai 60 milioni del 2012.
L'anno scorso le vendite del gruppo Granarolo sono calate nella grande distribuzione del 3,9% a 769 milioni e del 5,5% a volume. Come si spiega la forbice inversa? «Innanzitutto – premette Calzolari – il mercato si è contratto per latte, yogurt e formaggi. Noi ci siamo spostati dai prodotti stressati a quelli con più margini: una scelta per non cedere sui prezzi». 

Negli yogurt avete rubato quote a Danone? Il top manager dribbla il confronto e dice semplicemente: «Abbiamo guadagnato quote, sia pure in un mercato in contrazione». 

Sul latte il vero competitor dei brand rimane la marca privata «e i distributori – conclude Calzolari – sono ancora disposti a promuovere e sostenere un business che ha consentito di guadagnare quote. Peraltro il 2014 non parte bene per l'industria di trasformazione: l'aumento del prezzo del latte riconosciuto ai produttori ci chiude in una tenaglia, perchè la distribuzione non ci riconosce nemmeno l'inflazione».