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Rinasce VéGè Italia e punta a 3mila punti vendita

</span></figure></a> Giorgio Santambrogio, ad di VéGé Italia
Giorgio Santambrogio, ad di VéGé Italia

Il gruppo VéGé subentra a Interdis e si propone come nuovo polo di aggregazione della distribuzione organizzata italiana. L’obiettivo è quello di raddoppiare i circa 1.500 punti vendita di Interdis anche attraverso una struttura di gestione leggera.

Una boutade o un progetto realizzabile? Giorgio Santambrogio, ad di VéGé Italia, assicura che ci sono contatti molto promettenti con aziende interessante al progetto. <<Mi do un anno di tempo – dichiara il top manager – e alla fine tireremo le somme>>. Poi aggiunge: «Vogliamo creare il secondo polo della distribuzione organizzata, dopo Selex. Smettiamo di rubarci i soci e convergiamo nel nuovo polo VéGé. Noi abbiamo rinunciato a Interdis, ora gli altri facciano a meno della propria centrale: Coralis, Sigma, C3… Potremmo raddoppiare i punti vendita e dare filo da torcere all’industria».

</span></figure></a> il logo di VéGé Italia
il logo di VéGé Italia

E l’identità delle aziende? Santambrogio garantisce che le imprese potranno mantenere la loro insegna: «È sufficiente che si esponga il logo VéGé. La mono-insegna nella distribuzione organizzata è una chimera. Gli unici che si oppongono pregiudizialmente a questo progetto sono i manager che temono di perdere la poltrona».

VéGé riparte con l’eredità di Interdis: 1.495 punti vendita di cui 16 soci nell’area Nielsen 3 e 4 (Centro-Sud) e 2,7 miliardi di fatturato. E i costi di gestione della super centrale? «Credo i più bassi – risponde Santambrogio – 120mila euro per tutti i soci, grandi e piccoli, e soprattutto applicazione dei contratti commerciali all’origine». E sul termine “contratti all’origine”, Santambrogio si sofferma: «Noi non manipoliamo i contratti di acquisto: sono gli stessi sia per l’azienda da 400 milioni del presidente Mastromartino che per il socio con 6 punti vendita».

</span></figure></a> Nicola Mastromartino, presidente di VéGé Italia
Nicola Mastromartino, presidente di VéGé Italia

E i costi fissi? «Nella nostra sede milanese di proprietà – precisa Santambrogio – abbiamo appena 22 dipendenti. Come facciamo? Molto lavoro è in outsourcing».

Pioniere dell’associazionismo distributivo in Italia, il Gruppo VéGé è nato nel 1959 come prima unione volontaria italiana di medie e grandi imprese della distribuzione prendendo ad esempio il modello europeo della VéGé. A VéGé si deve l’introduzione in Italia dei cash & carry e ha inoltre inventato i primi discount italiani nel 1974. In generale, le innovazioni portate da VéGé – differenziando i modelli distributivi in base alle esigenze territoriali, promuovendo l’efficienza di strutture logistiche intermedie e introducendo tecniche organizzative e pubblicitarie all’avanguardia – hanno fatto scuola per quanti si occupano di distribuzione a livello professionale o accademico.

Ogni anno l’industria veicola 8 miliardi attraverso i piani promozionali. «Ma poi spesso l’industria – spiega Santambrogio – non sa dove vanno a finire questi soldi. Non di rado rimangono nelle sedi delle centrali per pagare i costi di struttura. Da VéGé invece queste risorse vanno interamente girate ai soci».

Secondo Santambrogio il ritorno di VéGé non si risolve in un mero cambio di ragione sociale né, tanto meno, in un’operazione nostalgia. Il nuovo corso vede il confluire delle imprese associate nella cooperativa Gruppo VéGé. A questa faranno capo tre società controllate: VéGé Brands, cassaforte degli asset intangibili, VéGé Retail, braccio operativo del Gruppo, e VéGé Franchising, nuova società, dedicata all’ulteriore espansione della rete commerciale. Nei punti vendita, l’appartenenza al gruppo sarà visibile in tutti gli esercizi commerciali del network e il consumatore ritroverà l’intera gamma Delizie, brand con cui viene proposto l’assortimento della marca del distributore e, Delizie Club.