Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Export agroalimentare a 50 miliardi? Ci speriamo ma è marketing politico

passs-638x425Spingere l’export agroalimentare da 33 a 50 miliardi entro il 2020. Un sogno annunciato in primavera dal Governo Renzi e ribadito oggi dal ministro Maurizio Martina a Rimini nell’ambito del meeting di Cl. Il nostro export dovrebbe crescere mediamente del 7% l’anno per centrare il bersaglio. Ce lo auguriamo tutti e potenzialmente l’obiettivo sarebbe raggiungibile se si pensa che la Germania (sì proprio la Germania con carne, latte e birra) esporta il 30% della produzione, la Francia e la Spagna il 25% mentre il made in Italy si ferma sulla soglia del 20%. Ci riusciremo? Al momento sembra solo una strategia di marketing politico. Il fatto è che la crescita dell’export alimentare italiano è scivolato (con grande delusione) in pochi anni dall’8 al 4% di quest’anno (anche per il supereuro) e sembra molto, molto difficile che possa riaccelerare e mantenere una media del 7% fino al 2020. Peraltro oggi l’export tricolore cresce di più nei mercati maturi, nell’area euro, che su quelli emergenti. E questo non può che creare preocccupazione.  Sarebbe già tanto se il nostro export mantenesse una media del 5% nel quinquennio: significherebbero 8 miliardi in più (a valore corrente) di export per un totale di 45 miliardi.  Ciò detto ben vengano le iniziative che il Governo ha promesso di varare entro l’autunno: premesso che l‘immagine di qualità e affidabilità è la carta migliore del made in Italy, sarebbero stanziati in promozione 42/45 milioni. Una parte dal ministero per lo Sviluppo economico con  il Piano straordinario per l’internazionalizzazione, all’interno del Dl Sblocca Italia. Federalimentare stima incentivi per il food compresi tra i 22 e i 24 milioni (su 130 complessivi), a cui si aggiungono i 18 milioni destinati dal ministero delle Politiche agricole per combattere l’Italian sounding.

</span></figure></a> il ministro Maurizio Martina
il ministro Maurizio Martina

Nel Piano, Expo 2015 viene considerato il volano per rafforzare 15 grandi eventi fieristici italiani, tra cui anche Vinitaly, Tuttofood e Cibus. Il Piano comprende anche i voucher da 10mila euro per le Pmi che intendono utilizzare manager temporanei che si occupino di internazionalizzazione: 25 milioni la dote per coprire 2.500 imprese. Due milioni sono invece destinati alla formazione degli stessi manager, in co-finanziamento con le Regioni. Altri 4 milioni andranno alla prosecuzione del roadshow per le Pmi che vogliono sbarcare su nuovi mercati. Dei 68 milioni complessivi del Piano destinati alle iniziative all’estero, il provvedimento principale è il piano per stipulare accordi con la grande distribuzione con l’obiettivo di porre sugli scaffali marchi di aziende medio piccole (25 milioni di fatturato). Uno stanziamento specifico, per 2 milioni, andrebbe poi allo sviluppo commerciale, nel settore dell’agroindustria, della manifestazione Expo. Rilevante l’impegno, 18 milioni, che verrà dedicato alla lotta all’Italian sounding, con l’introduzione di un marchio internazionale “Italian original” che corrisponde alle denominazioni Doc, Dop, Igp e Igt. Basteranno queste risorse, se verranno davvero stanziate e spese, a farci raggiungere i 50 miliardi di export? Probabilmente nemmeno questi soldi saranno sufficienti,ma di questi tempi sarebbero risorse importantissime per la promozione del made in Italy. Per il resto devono pensarci i nostri imprenditori, e decidersi, una buona volta, a fare sistema.

  Post Precedente
Post Successivo