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Terapia d’urto per gli esuberi di Media World: escono in 500

</span></figure></a> Nuovo look per il Media World di Curno (Bergamo)
Nuovo look per il Media World di Curno (Bergamo)

Funziona la cura dimagrante preparata per Media World in Italia. Forse troppo. Dallo scorso maggio sono usciti dalla catena commerciale tedesca, con esodo incentivato, 500 persone su 6mila addetti complessivi. In realtà non si tratta di teste, ma di “soggetti equivalenti full time” precisa il sindacato. «Siamo rimasti sorpresi anche noi dal numero di volontari aderenti – commenta Alessio Di Labio della Filcams Cgil – Lo scorso luglio, secondo i nostri dati, avevano aderito 550 persone “vere” all’esodo che hanno lasciato ampi spazi. Nelle altre esperienze aziendali le adesioni sono state molto più lente». Ma la verifica puntuale sull’accordo firmato in primavera, il sindacato la farà con l’azienda il prossimo 4 novembre. Intanto Mediamarket, la società che controlla le insegne Media World, Saturn e Mediaworld.it, annuncia l’apertura di 5 nuovi negozi: a Torino Beinasco, Palermo, Arese, Brindisi e in una città in cui sono in corso trattative.

L’intesa siglata tra sindacato e Mediamarket partiva dai 906 esuberi dichiarati dall’azienda e dai 7 negozi (di Roma, Milano, Genova, Settimo Milanese, Brescia, Nola, Napoli e Beinasco) da chiudere: una trattativa lampo però ha permesso di soprassedere ai licenziamenti e puntare sui contratti di solidarietà. Si è concordato il ricorso ai contratti di solidarietà con la riduzione dell’orario di lavoro – del 18% in media nazionale con punte del 40% in Campania e in Liguria – per dodici mesi, con decorrenza dal 1° luglio 2015 e fino al 30 giugno 2016. Coinvolti 4.830 lavoratori che rappresentano circa il 75% della forza lavoro complessiva in 110 megastore.

</span></figure></a> Joachim Rosges al 25° di Media World a Curno
Joachim Rosges al 25° di Media World a Curno

Dopo il biennio horribilis …
E il rilancio di Media World? «Abbiamo avuto un biennio difficile – premette Joachim Rosges, ad di Mediamarket – ma l’Italia rimane un mercato strategico, il secondo dopo la Germania. La nuova strategia punta sul rinnovo del punto vendita, l’ampliamento delle aree destinate ai servizi con la creazione di web lounge dedicate, un’intensificazione della digitalizzazione, tra cui, ad esempio, il passaggio dal cartellino prezzo cartaceo a quello elettronico, il rafforzamento di ulteriori innovazioni tecniche e l’introduzione di nuove aree emozionali».

Tradotto significa che l’asse principale della nuova strategia punta apertamente sull’omnicanalità, cioè sull’integrazione del canale fisico con quello virtuale: il cliente potrà fare i suoi ordini in rete e decidere eventualmente di ritirare il prodotto in negozio, dove «potrà contare anche sull’assistenza di primo e secondo livello – osserva Giuliano Pezzano, direttore marketing di Mediamarket – Quella di secondo livello riguarda i ricambi e ciò comporta competenza tecnica interna e una logistica ad hoc. Oggi stiamo facendo dei test ma siamo consapevoli che su questo terreno Amazon non ci potrà seguire».
Poi Rosges precisa che «spingeremo la quota di fatturato online da meno dell’attuale 5% dei ricavi al 7-8%».
Il mercato dell’elettronica di consumo in Italia vale circa 14 miliardi e nel 2015 dovrebbe crescere del +4%. Più o meno la crescita di fatturato che Mediamarket dovrebbe aver realizzato nel bilancio chiuso lo scorso 30 settembre. Nell’esercizio precedente ha realizzato ricavi per 2,088 miliardi e una perdita operativa di 8,7 milioni e una perdita finale di 13,3 milioni. Un buco che aveva costretto l’azionista a versare nelle casse della società ben 28 milioni di euro.