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Giro di vite di Banca d’Italia alle garanzie sul prestito sociale Coop

</span></figure></a> Un ufficio per i soci Coop
Un ufficio per i soci Coop

Senza il crack delle due Coop friulane, Coop Operaie Trieste e Coop Carnica con 20mila soci prestatori, forse Banca d’Italia non avrebbe dato un giro di vite alle norme che disciplinano il prestito sociale. Quello secondo cui i soci di una cooperativa versano risparmi, in cambio di un interesse, che favoriscono l’attività della coop stessa.

Un fenomeno che ha raggiunto dimensioni rilevanti: sono circa 1,3 milioni gli italiani che hanno depositato oltre 15 miliardi nei libretti di risparmio delle Coop. Di questi, 11 miliardi (+620 milioni nel 2014) sono stati raccolti dalle nove grandi Coop di consumo, cioè i supermercati che vediamo nelle nostre città. Questo dato sulla raccolta collocherebbe Coop, se fosse una banca, in 25esima posizione.

 

Limite di sicurezza a 3
La pubblica consultazione avviata da Bankitalia interviene imponendo limiti precisi: l’ammontare dei prestiti sociali non deve superare il triplo del

</span></figure></a> Un volantino pubblicitario per il prestito sociale
Un volantino pubblicitario per il prestito sociale

patrimonio; le Coop possono spingersi fino a cinque volte se accendono una fidejussione con una banca per offrire ai soci una minima garanzia di ottenere almeno il rimborso del 30% del prestito in caso di difficoltà. Per calcolare questi limiti prudenziali occorre considerare il patrimonio netto consolidato e non il civilistico, come oggi invece è prassi nel sistema cooperativo.

Applicando i ratio patrimoniali di Banca d’Italia alle nove grandi Coop di consumo, Plus 24 ha concluso che nel 2014 Unicoop Tirreno mostra un rapporto prestito/patrimonio di 6,22 mentre Coop CentroItalia si avvicina pericolosamente a 3.