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Sciopero della gdo: Federdistribuzione, contratto in cambio di flessibilità

Soltanto tre giorni per il secondo giorno di sciopero proclamato dai sindacati della grande distribuzione, ma Federdistribuzione non molla. Almeno delle catene aderenti a Federdistribuzione, alla Distribuzione cooperativa e a Confesercenti. Alcune (come quelle dell’elettronica di consumo) aderiscono a Confcommercio che ha già chiuso il contratto nazionale.

Lo sciopero per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dello scorso 7 novembre non è servito ad ammorbidire le posizioni. E ora i sindacati si preparano a bissare l’astensione dal lavoro il prossimo sabato 19 dicembre.

</span></figure></a> Fresco in un supermercato
Fresco in un supermercato

“Le trattative si sono interrotte perché abbiamo trovato un muro di fronte a qualsiasi nostra proposta – dichiara Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione –  Vogliamo un contratto per i nostri collaboratori, ma veniamo da anni difficili, con cali di fatturato e redditività vicine allo zero. Il nostro obiettivo è siglare il primo contratto della distribuzione moderna che rispecchi le nostre distintività rispetto ad altre formule del commercio, che salvaguardi le condizioni economiche dei lavoratori ma ponga le basi per tornare a crescere, sviluppando investimenti e nuova occupazione”.

“In questo quadro non possiamo accettare le condizioni sindacali, che vorrebbero una mera applicazione degli incrementi economici concordati con Confcommercio: si tratterebbe infatti di aumenti superiori all’inflazione previsionale, che comporterebbero inevitabilmente ricadute negative per il settore. Per questo la nostra proposta è semplice: da un lato erogazione di aumenti salariali allineati con l’inflazione prevista nel triennio 2016-2018 per tutelare i salari e dall’altro sviluppo di un welfare aziendale di sostegno al reddito e di servizi, nell’ambito dell’assistenza sanitaria, dei trasporti, delle attività scolastiche, ecc”.

E conclude: “Non abbiamo alcuna intenzione di ridurre le retribuzioni o di peggiorare le condizioni di lavoro. Infatti, contrariamente a quanto diffuso, aumenteremo i salari, manterremo la 13a e la 14a mensilità, manterremo le attuali maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo, manterremo gli scatti di anzianità. Ciò che noi proponiamo è concreto, realizzabile e costruttivo. Il nostro auspicio è che su questi presupposti il dialogo possa riavviarsi per arrivare in tempi brevi a un risultato positivo per lavoratori e imprese”.

</span></figure></a> Un negozio Coop Lombardia
Un negozio Coop Lombardia

Recentemente Cobolli aveva spiegato quali fossero le condizioni per erogare gli 85 euro: flessibilità del lavoro e più produttività. “Oggi l’incidenza del costo del lavoro sul fatturato è in media dell’11,7% e assorbe il 70% del valore aggiunto. Con l’aumento salariale l’incidenza salirebbe al 12,7% ma, a bocce ferme, ciò implicherebbe una crescita dei ricavi di 3 punti nel 2016 e di 5 punti nel 2017. Cosa che, purtroppo, non sarà possibile”.

Quanto al sindacato: il corteo del 19 dicembre a supporto dello sciopero nazionale del terziario #TuttiaMilano si muoverà da Bastione di Porta Venezia a Milano alle 10.30 e terminerà in Piazza della Scala.