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Anteprima Amarone attrae 3mila visitatori: l’anno prossimo una giornata in più

</span></figure></a> Il logo della manifestazione veronese
Il logo della manifestazione veronese

Parte bene e conferma i 3mila visitatori (compresi i buyer) la 13esima edizione di Anteprima Amarone 2016 che oggi, alla seconda giornata, si chiude al Palazzo della Gran Guardia di Verona. L’Anteprima è promossa dal Consorzio tutela vini Valpolicella.

Quest’anno i produttori sono una ventina in più a quota 74. In primo piano le degustazione della nuova annata del 2012, ma anche le annate storiche. Ieri, all’inaugurazione, l’annuncio che il 2012 ha conquistato le 4 stelle, un’annata molto calda con note di grande concentrazione che, secondo i produttori, dara maggior appeal internazionale.

I numeri danno ragione al grande Rosso veronese che chiude il 2015 con un fatturato di 310 milioni, in crescita del 6%. L’appeal dell’Amarone è più forte all’estero che si ritaglia il 60% del fatturato globale. All’estero finiscono circa 13 milioni di bottiglie e a trainare sono soprattutto Usa e Canada, seguiti da Svizzera, Svezia e Germania. «Per le aziende – spiega Denis Pantini di Wine monitor Nomisma – i mercati di punta sui quali investire nella promozione dell’Amarone sono Stati Uniti, Cina, Russia e Canada. Aree queste, assieme al Nord Europa, dove si concentra il 60% dell’Amarone della Valpolicella. D’altronde, circa il 45% dei produttori ritiene che sui mercati esteri si riesca a spuntare un prezzo mediamente più alto: un produttore su 5 dichiara di ottenere prezzi più alti di oltre il 10%».

 

Il cliente ama quelli invecchiati 

</span></figure></a> Olga Bussinello, direttore del Consorzio
Olga Bussinello, direttore del Consorzio

«Abbiamo notato che le vendite tendono a privilegiare le bottiglie da quattro anni d’invecchiamento in su, le più costose – osserva Olga Bussinello direttore del Consorzio -. È un segno importante che la denominazione sta rispondendo positivamente alle richieste di qualità del mercato. Tanto che l’anno prossimo Anteprima Amarone potrebbe avere un giorno dedicato ai buyer».

Alla manifestazione veronese neanche quest’anno partecipano  alcune delle cantine più blasonate, le 12 che fanno capo alle Famiglie dell’Amarone d’arte: per esempio, Masi, Allegrini, Tedeschi, Tommasi. Le famiglie rimproverano al Consorzio un certo lassismo nella tutela internazionale della denominazione, una voglia di aumentare gli ettari e reclamano norme più rigide nel disciplinare. Sulle bottiglie le Famiglie dell’Amarone d’Arte appongono un ologramma (una “A”) distintivo per garantirne l’alta qualità. «Non capisco perchè – sbotta Sandro Boscaini presidente di Masi – si debbano pigiare le uve già in novembre. Noi lo facciamo a gennaio. Questo anticipare le tappe non fa bene: alla fine il vino è tutto Amarone, ma c’è Amarone e Amarone».

 

</span></figure></a> Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola
Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola

Carte bollate 

Il Consorzio ha invece deciso, dopo una consultazione col ministero, di ricorrere alle carte bollate: e infatti a inizio febbraio dovrebbe esserci la prima udienza al tribunale di Venezia per l’accusa alle Famiglie dell’Amarone d’Arte di utilizzare “abusivamente” il nome Amarone. «La Docg Amarone – precisa Bussinello – è di proprietà del ministero delle Politiche agricole che ne ha trasferito l’esercizio di tutela al Consorzio. Non voglio certo mettere in discussione le capacità commerciali delle aziende della Famiglie, ma prima di ogni negoziato è necessario rispettare le regole».

Pungente Paolo Fontana, ad di SalvaTerra: “Le Famiglie dell’Amarone fanno le vergini ma poi si approvvigionano da altri produttori, gli stessi che criticano. Diverse cantine delle Famiglie non dispongono di tutta la materia prima di cui avrebbero bisogno: basta guardare agli ettari che hanno. Ciò detto gli estremismi non servono a nessuno: si faccia un accordo fondato sul buon senso”.
Il compromesso di cui parla Fontana però non c’è. Ora c’è soltanto una lunga guerra legale nei tribunali che produrrà una sentenza, ma nel frattempo il rischio di creare danni d’immagine a tutto il mondo dell’Amarone è altissimo.

  • Marco Mangiante |

    Le solite beghe italiane..purtroppo..mai nessuno che remi verso la stessa direzione..che amarezza!!!

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