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Tenute SalvaTerra garantisce il prestito di 9 milioni con il vino in cantina

Un maxi prestito con la garanzia del vino in cantina. L’ossigeno alle imprese per continuare a crescere arriva anche con questo strumento. Il Gruppo Tenute SalvaTerra, con la consulenza di Banca Akros, ha sottoscritto un finanziamento a medio termine, del valore di 9 milioni di euro, erogato da un pool di banche, con l’innovativa garanzia del privilegio sul vino in cantina. Questo strumento consente di supportare finanziariamente il gruppo SalvaTerra nella gestione dei vini da invecchiamento, come l’Amarone o altri vini della Valpolicella, senza interferire sulla libera disponibilità del prodotto. L’operazione verrà certificata da Siquria, che attesterà la presenza e la qualità del vino in cantina per tutta la durata del finanziamento: 5 anni e sei mesi.

SalvaterraQuestione di priviliegio

Secondo l’ad gruppo veronese Paolo Fontana «l’originalità di questo strumento sta nell’aver ideato il privilegio  per i finanziatori sulla riscossione del credito, in caso di insolvenza. Del resto il valore del vino da invecchiamento, in particolare l’Amarone, viene rilevato tutti i lunedì dalla camera di commercio di Verona: le banche hanno un valore di riferimento ben preciso».

Fontana insieme a una cordata di imprenditori organizzati in un Club Deal (gestito dalla società Canova) ha acquisito il 70% della società della famiglia Furia e sottoscritto un aumento di capitale di circa 7 milioni. La disponibilità di capitali è fondamentale per la strategia di Fontana che punta (oltre che alla redditività) a un cambiamento strutturale di SalvaTerra: focalizzare l’attenzione dell’azienda sul mercato del vino in bottiglia senza però tralasciare lo sfuso, ma con attenzione alla qualità.

Bottiglie e sfuso

</span></figure></a> Paolo Fontana (al centro) con i soci Mirko Furia (a sx) e Roberto Giacobone
Paolo Fontana (al centro) con i soci Mirko Furia (a sx) e Roberto Giacobone

Nel 2014 il gruppo veronese ha fatturato 31,5 milioni: 23,5 realizzati in Italia ma con l’89% derivante da vino sfuso; 8 milioni dall’export. Nel 2015 l’azienda dichiara 30 milioni di fatturato e un Ebitda intorno all’8%. «Le bottiglie sono cresciute del 30% – sottolinea Fontana – a 1,38 milioni. Ma il salto vero lo faremo quest’anno con un obiettivo di 2,2 milioni: se lo raggiungeremo avremo più che triplicato le bottiglie in un solo triennio». La produzione sfusa però non è calata: «Siamo sempre sugli 80mila ettolitri – specifica il top manager-imprenditore – E si spiega con il fatto che abbiamo 700 ettari e produciamo 70mila quintali di uva. Non ci conviene frenare». Semmai Fontana pensa di accelerare: «Non siamo in grado di imbottigliare direttamente: forse anticiperemo di un anno, al 2017, la costruzione di un impianto d’imbottigliamento».