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Gruppo Illy, il polo del gusto accelera con caffè, cioccolato, the e vino

</span></figure></a> Riccardo Illy
Riccardo Illy

Il polo del gusto all’italiana chiude il miglior bilancio della sua storia. Piacciono il caffè, il vino, il cioccolato e il the del gruppo Illy: l’anno scorso il fatturato consolidato è cresciuto di oltre 50 milioni, intorno a 480 milioni. «E quest’anno – annuncia Riccardo Illy, presidente della holding di famiglia – dovremmo superare di slancio la boa dei 500 milioni».
La crescita ha coinvolto tutte le aree di business, ciascuna con almeno il +10%. Per continuare a crescere, il polo del gusto deve continuare a investire (per esempio nel retail e nel vino di Mastrojanni) e, dove è necessario accelerare lo sviluppo, come nel cacao di Domori, cercando un alleato che spinga verso una maggiore proiezione internazionale. Inoltre uno sviluppo sostenibile ha bisogno di “allungare” il debito e Illy lo sta rinegoziando per portarlo da una durata media di 7 anni a 15.

 

Un portafoglio ricco
Nel portafoglio brand del gruppo triestino ci sono il caffè premium illycaffè (pesa per il 90% dei ricavi), il cioccolato finissimo Domori (circa 12 milioni, +18%), i the selezionati di Dammann Frères (stima di 33 milioni), marron glacès e confetture di Agrimontana (Illy ha una partecipazione del 40%) e il Brunello e il rosso di Montalcino della cantina Mastrojanni (2 milioni di ricavi) . Ceduta la partecipazione del 5% nelle gelaterie Grom. 

</span></figure></a> Il cioccolato Domori
Il cioccolato Domori

«Il business del caffè va molto bene – spiega Illy – Inoltre continua il processo d’internazionalizzazione con una maggiore spinta all’export, siamo al 68%, e l’apertura di negozi».
Nel 2015 illycaffè ha inaugurato nel mondo 26 negozi, di cui 5 a gestione diretta. Il totale è oggi a 230 punti vendita, compreso il flagship di piazza Gae Aulenti a Milano, a Porta Nuova. Inoltre illycaffè ha aperto (con i format Shop, Caffè ed espressamente) 6 negozi in Cina, 5 in Corea, 3 negli Stati Uniti e diversi altri tra Oman, Italia, Spagna, Olanda e Marocco.
Ma come reagisce il gruppo Illy al processo internazionale di concentrazione? «Parlerei più di polarizzazione che di concentrazione – risponde Illy – Noi siamo fuori, ma certo non sottovalutiamo la situazione. Il nostro obiettivo è avere una miscela da offrire nei quattro ambiti di consumo: casa, fuori casa, lavoro e strada». Poi l’imprenditore annuncia, a sorpresa, il rilancio dell’alleanza nell’espresso con capsule con Kimbo, partner con il quale già nel settembre del 2013 era stata lanciata una macchina espresso per capsule che doveva scavarsi una nicchia in un mercato stradominato da Nespresso e Lavazza.

 

Il boom del vino
Nel vino la Mastrojanni di Montalcino ha rilevato recentemente un ettaro a Brunello e oggi dispone di 33 ettari, di cui 17 a Brunello. La società agricola sta investendo 1,2 milioni per inaugurare a giugno il relais, con un parte delle stanze che alla fine saranno 6 più 5 suites. Coinvolta anche la cantina. «La struttura – osserva Andrea Machetti, ad-enologo di Mastrojanni – ci aiuterà a

</span></figure></a> La Cantina Mastrojanni a Castelnuovo dell’Abate
La Cantina Mastrojanni a Castelnuovo dell’Abate

comunicare il territorio e l’azienda Mastrojanni». A proposito nel 2015 l’azienda di Montalcino ha venduto 112mila bottiglie, con ricavi per oltre 2 milioni e un balzo, a valore, del 33,5%. L’obiettivo è quello di arrivare, con i nuovi vigneti e l’introduzione del ciliegiolo, a 150mila bottiglie.
Quanto a Domori continua la ricerca di un partner «che dovrà avere – sottolinea Illy – un profilo commerciale e industriale e che produca valore per entrambi. A oggi i contatti sono in corso con due candidati: uno italiano e uno francese. Entro l’anno dovremmo chiudere l’accordo: il partner rileverà una quota di minoranza di Domori, molto piccola».
Infine il capitolo del debito: nel 2014 la posizione finanziaria netta del gruppo Illy era di 169 milioni e nel 2015 è lievemente cresciuta.
«Il problema non è certo il debito – precisa l’imprenditore – quanto trovare banche disposte ad allungarlo oltre i 7 anni: il problema è molto diffuso ed è uno dei nodi da sciogliere del nostro sistema creditizio. Gli istituti vanno oltre i 7 anni soltanto se hai un immobile da ipotecare». Eppoi Illy conclude ricordando di aver trovato persino una banca slovena disposta a un finanziamento fino a 20 anni.