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Nestlè paga la crisi dei consumi in Italia: perdite per 15,5 milioni

Per Nestlé Italiana il 2015 è un anno da dimenticare. Paga la crisi dei consumi anche se la domanda ha dato qualche segnale di risveglio. I ricavi della società italiana sono calati di circa l’1% e il risultato netto è scivolato in rosso per 15,5 milioni.
La multinazionale, che opera in svariati comparti del food, continua a limare costi e lavorare sull’efficienza: nel piano strategico da 60 milioni di investimenti ha individuato le aree di sviluppo nel Bacio Perugina e quelle non core da ristrutturare o cedere nelle caramelle Rossana (cedute a Fida) e nei biscotti Ore Liete. L’anno scorso l’azienda non ha lesinato sugli investimenti: 30 milioni, dieci in più dell’anno prima. Intanto lo scorso 22 giugno la Nestlé Italiana ha deliberato la scissione mediante costituzione della nuova società Froneri Italy, la joint venture con R&R nel business del gelato e del surgelato. La nuova azienda unirà le attività di Nestlé in Europa (compresa l’Italia) e quelle di R&R.

Giù le vendite
L’anno scorso il fatturato consolidato è stato di 1,411 miliardi (-0,9%), con un calo sia del mercato domestico (1,24 miliardi contro 1,25 miliardi) che di quello estero (166 milioni contro 172). L’estero incide per il 12% sul giro d’affari totale. Brillano le performance di Nespresso: ricavi a 274 milioni, +4%, con 4,5 milioni di utile. Bene le bevande e i gelati grazie a un’estate calda. In discesa invece il giro d’affari di cibi da forno e del fuori casa inoltre si sono ridotti i volumi venduti (per difendere i margini) a causa dell’attacco sui prezzi dei concorrenti.

Ebit in rosso
Il portafoglio brand della società vanta alcuni tra i marchi più noti: Perugina, Buitoni, KitKat, Coppa del nonno, Maxi cono, Galak, Formaggino mio.
Sul versante reddituale, il risultato operativo è scivolato dal +16,8 milioni del 2014 al -8,3 milioni dell’anno scorso. Come spiegare questo cambiamento repentino? Il presidente Leszek Wencel spiega nella relazione di bilancio che la perdita «è dovuta principalmente ad alcuni eventi non ricorrenti che hanno inciso sul conto economico quali ad esempio l’accantonamento di fondi di ristrutturazione e il risultato della cessione del ramo d’azienda del sito di Udine».
Alla fine la perdita netta d’esercizio è stata di 15,5 milioni (contro 4,5 di utile dell’esercizio precedente), coperta mediante l’utilizzo della riserva da sovrapprezzo azioni e l’utilizzo parziale degli utili portati a nuovo.
Nel piano strategico della multinazionale svizzera il Bacio Perugina è destinato a diventare un brand globale. Rispetto ai 60 milioni d’investimento del piano 2016-2018, 45 milioni finanzieranno il piano d’internazionalizzazione e 15 milioni per l’ammodernamento degli impianti dello stabilimento umbro di San Sisto.