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Spiaggia

I consumi che non ripartono: va male anche nelle località turistiche

Si allontana la prospettiva di una ripresa dei consumi. I dati sulle vendite al dettaglio registrate a maggio da Istat confermano un andamento altalenante con la prospettiva della crescita zero.
L’istituto di statistica indica, a maggio, uno sfasamento tra dato congiunturale e tendenziale non facile da decifrare ma che conferma come quest’anno non ci sarà il filotto di 5 dati positivi inanellati nell’estate 2015 (con cui confrontare i prossimi dati tendenziali). Insomma ciò conferma che la ripresa dei consumi non è all’ordine del giorno.
Per lo scorso maggio l’Istituto di statistica indica una crescita del commercio al dettaglio, mese su mese, dello 0,3% a valore e dello 0,2% a volume. In terreno positivo sia i prodotti alimentari che non alimentari: entrambi +0,3% a valore.

Giù tutto
Opposto il trend su base annuale: le vendite diminuiscono complessivamente sia a valore (-1,3%) che a volume (-1,8%). Il calo più sostenuto spetta agli alimentari: -1,8% in valore e -2% in volume. Per il non food l’arretramento è contenuto nel -1% a valore e -1,6% a volume. La contrazione è comunque diffusa eccetto che per i prodotti farmaceutici (+2%) e gioiellerie e orologerie (+0,2%).
Quanto ai canali commerciali, tutti presentano segni negativi su base annuale: ipermercati -2,5%, supermercati -1,4% e discount -0,2%, ma anche il piccolo commercio arretra dell’1% .
«La frenata è reale – osserva Adriano Turrini, presidente di Coop Alleanza 3.0 – Speravamo che il 2015 potesse costituire una base di lancio ma non è così: i consumi non ripartono. Per gli italiani ogni evento, da Brexit al referendum, è un motivo che agisce sulla fiducia nel futuro».

 

Nuvole in spiaggia 
Turrini poi sottolinea che il Governo ha fornito alcuni stimoli alle famiglie, ma sono andati perduti. «La stagnazione della domanda – aggiunge – non risparmia nemmeno il Nord; persino le località turistiche denunciano cali di attività. Il Sud, dove abbiamo superfici importanti, dà qualche segnale di lieve ripresa, ma la domanda era scesa talmente in basso da risultare insostenibile».
Per Confcommercio il dato congiunturale è positivo: segnala, per il secondo mese consecutivo, un modesto miglioramento congiunturale della domanda di beni da parte delle famiglie sia a valore che a volume. Poi aggiunge: «Considerando che nella prima parte del 2016 la spesa delle famiglie si è indirizzata prevalentemente sull’acquisto di mezzi di trasporto e su alcuni settori dei servizi, voci non ricomprese nell’indice delle vendite al dettaglio, il bimestre aprile-maggio fornisce segnali complessivamente positivi ancorché molto deboli». Resta tuttavia ancora aperta «la questione di una ripresa statistica che non si traduce in crescita diffusa e robusta, aggravata da elementi internazionali che aggiungono incertezza e comprimono i piani di spesa delle famiglie».
Più dubbiosa Federdistribuzione, l’associazione delle catene commerciali.