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Fiere, convivenza o matrimonio tra Bologna, Parma e Rimini

Sarà una pura collaborazione (come pensano in molti) o un’integrazione tra quartieri?

In attesa di capirne di più, è stata firmata una lettera di intenti – dai presidenti delle Fiere di Bologna (Franco Boni), Rimini (Lorenzo Cagnoni) e Parma (Giandomenico Auricchio) – per verificare, entro fine anno, la fattibilità di una newco attraverso cui realizzare un’integrazione funzionale o, nell’ipotesi più “spinta”, addirittura societaria tra i tre quartieri. In quest’ultima ipotesi andranno valutati il peso degli asset di ogni singolo polo. Ma l’ipotesi del matrimonio sembra tra le meno probabili: cosa ci guadagnerebbero gli azionisti di Parma e Rimini da una fusione con la malferma fiera bolognese? Ci sarebbero davvero sinergie? Si capirà con il piano industriale.
Intanto il polo felsineo ha strutture vecchie da adeguare con urgenza, un eccesso di personale difficile da smaltire e un bilancio in profondo rosso. Negli ultimi anni inoltre Milano le ha soffiato diverse manifestazioni e rischia di perdere anche Eima.

Legati ma non troppo
Comunque, l’elaborazione del progetto emiliano-romagnolo è stata affidata all’advisor Kpmg. «La lettera d’intenti- si legge in una nota – non preclude operazioni commerciali già in corso, così come potranno esserne avviate di nuove dalle singole società fieristiche, sentite le altre». Un modo per rassicurare Rimini, che è in fase avanzata di integrazione con la Fiera di Vicenza, ma anche per consentire alle altre società di coltivare progetti autonomi.
Firmata la lettera d’intenti (che ha, dunque, validità fino al 31 dicembre), le parti si sono impegnate a collaborare e a presentare la documentazione necessaria all’elaborazione del progetto di integrazione.