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L'inaugurazione del Padiglione del vino a Expo dello scorso maggio

Il Padiglione del vino per Expo manda in rosso il bilancio 2015 di Veronafiere

Il padiglione del vino per Expo manda in rosso i conti di Veronafiere: nel 2015 a fronte di ricavi per 75,6 milioni (in linea con l’esercizio precedente), il Mol precipita da 9,3 milioni a 567mila euro, l’utile operativo si sgonfia da +2,2 milioni a -7,5 milioni e il risultato netto da +730mila euro a -5,6 milioni.
Insomma un bel capitombolo per l’ente autonomo Veronafiere (a livello consolidato ha fatturato 89,5 milioni), fino a oggi un esempio di oculata e prudente gestione.

Vino pesante
Lo scivolone ha una sua spiegazione: il Padiglione vino – A taste of Italy, uno dei fiori all’occhiello di Expo 2015, è costato un botto, oltre ogni previsione. Il presidente Maurizio Danese spiega nella relazione di bilancio che “l’iniziativa è stato un’eccezionale opportunità di visibilità, ma i costi per la costruzione del Padiglione e la gestione operativa dei sei mesi di durata sono ammontati a 12,7 milioni, interamente addebitati all’esercizio 2015. Inoltre l’iniziativa ha comportato investimenti per beni ammortizzabili per 4,2 milioni”. I ricavi generati dal Padiglione sono stati di 6,1 milioni.

Le spese sono state superiori alle previsioni, spiega Danese, a causa “delle dinamiche temporali contingenti e subìte per la predisposizione del padiglione. A fronte dei maggiori oneri sopportati dall’Ente sotto il profilo tecnico e derivanti dalle tempistiche di cantiere (sia per i ritardo che per le difformità esecutive) è stato avviato un accertamento tecnico preventivo e un contenzioso con la controparte che potrebbe concludersi con esito a favore di Veronafiere e quindi con il recupero di parte dei costi sostenuti”.

Patrimonio eroso?
E la maxi perdita? per la copertura si è ricorso alla riserva statutaria. Veronafiere dispone di un patrimonio netto di 73 milioni. I debiti verso banche sono di 35,6 milioni e la liquidità di 7,4 milioni.
Rimane aperto il tema del futuro del polo scaligero. Veronafiere per diventare un player di caratura internazionale nei settori dov’è più forte (vinicolo e agroindustriale) deve rafforzarsi patrimonialmente prima di moltiplicare le iniziative. Lo sanno bene gli amministratori e ora anche gli azionisti: lo scorso 4 luglio il Cda di Veronafiere ha avviato la procedura per la trasformazione della natura giuridica da ente autonomo di diritto pubblico in società per azioni.
Il Cda ha approvato lo sviluppo del progetto di riordino e ha dato mandato al presidente e al direttore generale Giovanni Mantovani di compiere tutti gli atti necessari.