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Colussi

Colussi punta sul salutistico e sul naturale. E il mercato la premia

Puntare sul salutistico e sul naturale paga. Almeno per Colussi che nell’anno terminante ad agosto 2016 ha iniziato a raccogliere i frutti della nuova strategia: +20% a valore e +18% a volume a 140 milioni delle vendite in Italia. La performance le vale il 25° posto nella Top 25 stilata da Iri. Una scelta giusta che segue i mutamenti a tavola degli italiani: meno grassi e zucchero, senza glutine, più fibre e cereali, no all’olio di palma. L’anno scorso il mercato dei prodotti da forno salutistici è balzato, a valore, del 5,3% e le merendine salutistiche del 15%.
Dallo scorso anno il gruppo (che comprende anche i brand Sapori e Misura nei prodotti da forno) ha eliminato l’olio di palma, sostituendolo con quello di girasole e riducendo di almeno il 30% la quantità di grassi saturi. «La scelta ha comportato una rivoluzione dei processi industriali e un cambio di ricettazione ma abbiamo aumentato le vendite» osserva Massimo Crippa, direttore commerciale del gruppo. Tra le altre innovazioni anche l’utilizzo di materie prime leggere e meno raffinate. A seconda del prodotto, poi si è deciso di utilizzare farine integrali o semi integrale (del tipo 2) e uova fresche ottenute da galline allevate a terra e latte fresco 100% italiano.

I mercati
L’anno scorso Colussi nel business dei biscotti (frollini e secchi) ha mantenuto la sua quota del 6,5% nonostante un calo del mercato dell’1,3%; nei cracker è cresciuto del 2,1% al 10,7% a valore a fronte di un calo del mercato dell’1,8%; in calo anche il forno (-1,2% a volume) ma il gruppo milanese è rimasto stabile; bene invece il forno salutistico con una performance di Colussi dell’8,4% a valore e del 21% nelle merendine.
Nella pasta (brand Agnesi e forniture per terzi), Colussi ha risentito sia del calo dei consumi interni che dell’export; nel riso parboiled in Italia l’azienda dichiara di mantenere la secondo posizione nel segmento con il 18% a valore però recentemente ha stretto una partnership con la francese Marbour conferendo il ramo d’azienda, anche del marchio Flora, che nel 2015 segnava ricavi per 26,6 milioni e un Ebitda negativo per 624mila euro. Nella pasta fresca l’azienda ha rilevato il 75% della ligure Pastificio Plin che nel 2015 ha realizzato ricavi per 1,9 milioni e una perdita di 75mila euro.
Nel 2015 il gruppo alimentare ha fatturato 353 milioni (383 nel precedente esercizio e 422 milioni nel 2013) con un Ebitda di 30 milioni, l’1% in più; e un utile operativo di 10,4 milioni, +10,6%. Il 35% dei ricavi è realizzato all’estero. La posizione finanziaria netta è di 89 milioni e il rapporto Pfn/Ebitda è 2,9.

 

Ok il forno 
Il rafforzamento nel forno non è stato sufficiente a compensare il calo dei consumi (di biscotti e pasta) in Italia. Sull’estero poi hanno influito lo scivolone dell’export di pasta e del rublo. «La fotografia del 2015 non dà conto del processo evolutivo dell’ultimo quadriennio – sottolinea il dg Stefano Casartelli -. Dal 2012 l’Ebitda è salito da 23 a 30 milioni, la posizione finanzia netta si è contratta da 129 a 89 milioni». Il top manager invita a non guardare alla contrazione dei ricavi (meno 40 milioni dal 2012) ma al grande lavoro di pulitura, razionalizzazione dell’organizzazione e focalizzazione dei business. All’estero Colussi ha stretto una partnership produttiva in Messico per il brand Misura mentre in Asia la ricerca è in corso.

Per l’esercizio corrente Casartelli stima ricavi in lieve crescita, un Ebitda di 32,5 milioni, 6 milioni di maggiori investimenti a 23 milioni e una Pfn che scende a 85 milioni. Peraltro Colussi sta riacquistando (entro giugno 2017) da Simest la partecipazione nella holding russa Ao Colussi Rus per 13,5 milioni. 8,5 milioni saranno liquidati entro dicembre e il resto nel 2017.