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Esselunga, dopo i 75 milioni alla segretaria si apre la partita della cessione

Un regalo ricchissimo per Germana Chiodi, segretaria per 40 anni di Bernardo Caprotti, il fondatore di Esselunga scomparso lo scorso 30 settembre. Ma anche per i cinque nipoti del “mago di Esselunga”. Si tratta complessivamente di ben 150 milioni dei “risparmi” dell’imprenditore da dividersi a metà. Questo però non chiude la partita tra le due famiglie Caprotti, ma apre uno scenario con due conclusioni possibili: uno, di sostanziale accettazione delle volontà del de cuius e quindi di prossima cessione della catena commerciale Esselunga; l’altro, di apertura di uno o più contenziosi legali con ricadute sulla vendita del network e forse sulla stessa gestione aziendale.

Il salvadanaio di Caprotti
Ieri, alla fine della ricognizione sulla consistenza dei risparmi di Bernardo Caprotti, l’esecutore testamentario Stefano Tronconi ha stabilito che il valore è intorno ai 150 milioni, molto superiore alle prime stime. Il valore dei “risparmi” è emerso dalla ricognizione sulla liquidità e sui titoli custoditi nei conti correnti e presso Credit Suisse e Deutsche Bank.
Come da volontà del fondatore della catena commerciale (ma in realtà anche di aziende alimentari collaterali), metà del valore è destinata alla 68enne Germana Chiodi e gli altri 75 ai 5 nipoti dell’imprenditore, Fabrizio e Andrea (figli del fratello Claudio) e ai tre figli di Giuseppe Caprotti, vale a dire 15 milioni a testa. La Chiodi, in realtà, non è stata una segretaria di direzione, ma verosimilmente un manager (già nel 2005 dichiarava un imponibile di 382.237 euro), custode del ricchissimo archivio aziendale e personale.

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Ora se i figli di primo letto di Caprotti, Giuseppe e Violetta, non si opporranno alla maxi donazione alla Chiodi si darà esecuzione al testamento. Ipotesi molto probabile perchè il testatore (con la regia di Piergaetano Marchetti) poteva disporre a sua discrezione della quota del suo 25%, una volta esauriti gli obblighi della legittima (il 50% del patrimonio ai figli e il 25% al coniuge). Semmai i due figli potrebbero impugnare il testamento qualora ravvisassero un diverso valore del patrimonio complessivo (il valore di Esselunga e del patrimonio immobiliare molto probabilmente è stato stimato con delle perizie), anche per la non inclusione di qualche bene. Oppure per vizi di forma.

Rischio impugnativa
Insomma, le ipotesi sono numerose ma il rischio che un’impugnativa parziale del testamento possa rischiare di bloccare (eventualità da verificare)anche il resto delle disposizioni testamentarie ed aver ripercussioni sulla stessa gestione aziendale sembrerebbero escludere questa eventualità. Inoltre un contenzioso legale renderebbe più difficile la cessione della catena commerciale (Caprotti ha indicato gli olandesi di Ahold) o, quanto meno, ne ridurrebbe il valore. È più probabile che i legali delle due famiglie si accordino su un’intesa.
Infine è utile ricordare che Bernardo Caprotti, ancora in vita, ha donato circa il 70% delle azioni della holding Supermarkets Italiani alla moglie Giuliana Albera e alla figlia Marina, «in via tra loro congiunta» . Mentre a Giuseppe e Violetta, il lascito testamentario è stato di circa il 15% ciascuno. Difatto il 70% del capitale blinda il controllo e consente a Giuliana Albera e Marina di deliberare nelle assemblee straordinarie, anche sulla cessione della società.

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Per la cassaforte immobiliare è stata seguita la stessa procedura, ma con una minoranza più robusta: Caprotti ha donato un pacchetto del 55% della holding Villata Partecipazioni al coniuge e alla figlia Marina. A Giuseppe e Violetta, come lascito testamentario, il 22,5% a testa.