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In Cina il vino italiano deve recuperare molto terreno

Vini italiani in Cina sconosciuti, con nomi esotici e inadatti alla cucina cinese

Vinitaly mette a punto il progetto Italian wine channel in Cina e Ice lo co-finanzierà con i soldi destinati dalla legge di Stabilità alla promozione. Una forte operazione di Sistema per contrastare una situazione a dir poco imbarazzante. Nel quarto mercato mondiale per consumo di vino, l’Italia ha una quota di mercato di appena il 5% contro il 44% dei francesi. Siamo staccati persino da australiani, cileni e spagnoli.
Ma cos’è che non funziona? “I vini italiani sono poco promossi e poco conosciuti – sostiene Zuming Wang, il vicesegretario generale del dipartimento per la legislazione sugli alcolici in Cina in un convegno organizzato da Business strategies a wine2wine –. Personalmente conosco solo il Barolo e il Prosecco”.

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Nomi lunghi
Mentre Tao Weng, vice general manager dello Shanghai Morning Post, sottolineato che a rendere ancora più difficile la penetrazione del vino italiano sono “la varietà delle denominazioni, la lunghezza e la complessità dei nomi dei vini italiani: i francesi hanno saputo adattare il loro prodotto al mercato, cambiando i nomi in parole cinesi dal significato evocativo, semplici e facili da ricordare, come lo Chardonnay che viene chiamato ‘perla al tramonto’. Inoltre la cucina cinese porta in tavola molte portate diverse contemporaneamente e questo rende difficoltosi gli abbinamenti enogastronomici. Ciò impedisce alla ristorazione di diventare un canale di penetrazione efficace e capillare”.