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Prosecco

Il boom del Prosecco sulle ali di 500 milioni di bottiglie

Il Prosecco corre dietro a una domanda che non molla sia sul mercato italiano che all’estero. Quest’anno il Sistema Prosecco (Doc, Conegliano Valdobbiadene e Asolo) dovrebbe chiudere con una produzione di almeno 510 milioni di bottiglie. Di cui 420 della Doc e 90 milioni della Conegliano Valdobbiadene che esportano, rispettivamente, il 70 e il 45 per cento. Nel complesso il business del Prosecco supera i 2,5 miliardi di giro d’affari, coinvolge 13.500 produttori, 1.380 cantine vinificatrici e 300 imbottigliatori.
«Quest’anno cresceremo di circa il 20% – sottolinea Stefano Zanette, presidente del Consorzio del Prosecco Doc – e per il 2017 l’obiettivo potrebbe essere quello di puntare, come Doc, a 500 milioni di bottiglie. Ma preferisco rimanere con i piedi per terra: credo che, nei prossimi anni, una crescita media del 10% ci darebbe numeri molto importanti».

Docg senza strappi
«La nostra denominazione è un successo mondiale – commenta Innocente Nardi, presidente del Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Docg – partita da un territorio circoscritto a 15 comuni tra Conegliano e Valdobbiadene. E che dalla creazione della denominazione, nel 1969, non ha mai allargato i confini. Gli ultimissimi dati stimano che nel 2016 si sfiorerà quota 90 milioni di bottiglie, segnando un 8% di crescita». Nel 2015 il balzo è stato del 6% a 84 milioni di bottiglie e del 10% a valore. Con una crescita, in controtendenza, anche in Italia del 15%, in particolare al Sud. «La nostra strategia non cambia – frena Nardi – non aspettatevi strappi. Manterremo tassi di crescita moderati, puntando sempre di più sul valore».
La forza del Prosecco non trascina solo i vini italiani all’estero ma è in controtendenza sul mercato domestico.

La scoperta del Sud
«Nel 2016 cresciamo dell’8% in Italia – puntualizza Gianluca Bisol, ad della omonima cantina di Valdobbiadene -. E ci sono ancora ampi spazi di sviluppo, specie al Sud dove le società si sono storicamente dedicate poco, puntando sul Nord e sull’estero. La piacevolezza del Prosecco sta conquistando anche il Mezzogiorno».
Come spiegare il fenomeno Prosecco? «Sui mercati esteri è venduto soprattutto nel Regno Unito e negli Usa – risponde Vasco Boatto, direttore del Centro interdipartimentale per la ricerca in viticoltura ed enologia – quindi è entrato nel lifestyle degli anglosassoni. Inoltre è un vino apprezzato soprattutto dai giovani. Ma il successo del Prosecco è anche determinato dai buyer che spostano milioni di bottiglie». Il rimbalzo dei prezzi è rischioso? «Certo – ammette Boatto – le quotazioni alla Borsa di Treviso si sono impennate, ma, per ora, senza effetti rilevanti sulle vendite».

Limite territoriale
A parte i limiti territoriali e produttivi (la Doc potrà arrivare con gli ettari attuali a sfiorare i 550 milioni di bottiglie), per i “Prosecchisti” c’è un problema di tutela ambientale e sostenibilità. In quest’ultimo anno gli attacchi si sono moltiplicati. «La nostra sfida è ora – spiega Zanette – dispiegare una maggiore sensibilità ambientale e una strategia di comunicazione adeguata. Il mio sogno è arrivare a un territorio sostenibile e certificato: siamo consapevoli del problema ma abbiamo bisogno di tempo».
La rinuncia al glifosato (potente erbicida) potrebbe essere un segnale? «Questa scelta l’ho già fatta nella mia azienda – risponde Zanette – ma va posta e condivisa nel Consorzio, secondo tempi e modalità giuste. Potrebbe essere una soluzione di grande impatto ambientale e comunicativa».