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Silenzio parla Agnesi: la pasta si trasferisce a Fossano

Stop alla produzione di Pasta Agnesi nello stabilimento storico di Imperia e trasferimento a Fossano, nel cuneese. Il gruppo Colussi ha investito circa 10 milioni per dotarlo delle più aggiornate tecnologie produttive e di nuove linee per la produzione della pasta.
«Abbiamo costruito uno stabilimento flessibile e al passo con i tempi – spiega il direttore generale del gruppo Colussi Stefano Casartelli – È in grado di produrre tutti i tipi di pasta, di semola, all’uovo, integrale, fino alle novità alto proteiche in grado di garantire lo sviluppo della marca». Le certificazioni di qualità ottenute sono poi un requisito fondamentale per operare sui mercati più evoluti.
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Polo urbano
«Il polo storico di Imperia era bellissimo – aggiunge il top manager – nel centro città, ma inadatto per dotarlo delle più moderne tecnologie. Certo, non è di grandi dimensioni, 40-45mila tonnellate l’anno, ma con potenzialità di crescita fino a 70-80 mila».
Colussi è ricorsa a varie soluzioni per facilitare il reimpiego e limitare l’impatto sociale sul personale, anche tramite l’accordo firmato con i sindacati. Del centinaio di addetti dello storico stabilimento una quindicina ha accettato il trasferimento a Fossano, «altri li abbiamo assorbiti nel Pastificio Plin che controlliamo – sostiene Casartelli -. Confido di poterne assorbire altri in futuro, con lo sviluppo della pasta fresca artigianale di Plin».
A Fossano l’organico complessivo è di 180 persone.
Il fatturato del polo pastario italiano di Colussi «è di 40-45 milioni – specifica Casartelli – di cui il 65% all’export, anche con brand diversi». Quali le prospettive del brand Agnesi nel mercato italiano, da alcuni anni in crisi? La domanda è in picchiata (eccetto che per le paste speciali, kamut, integrali)e bisogna fare i conti con i big che spingono l’iperpromozione sugli scaffali della grande distribuzione. Inoltre perde colpi anche l’export.
L’anno scorso la produzione pastaria in Italia è scivolata del 5,1% a 3,24 milioni di tonnellate mentre il valore è salito da 4,6 miliardi a 4,74 miliardi, il 3% in più. I volumi esportati sono calati del 5,8% sotto i 2 milioni di tonnellate mentre è cresciuto il valore del 6,5% a 2,1 miliardi di euro. La quota export è stata del 56%.
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Pasta scotta
Nel primo quadrimestre del 2016 le vendite nella grande distribuzione sono calate ancora, secondo Iri, dell’1,8% a volume ma crescono dello 0,6% a valore. L’export nei primi 9 mesi cede il 2,2% del valore.
Ovviamente ne ha risentito anche Agnesi, «ma noi rimaniamo sulla frontiera della qualità e siamo concentrati sul nostro territorio: Nord Italia e Sardegna» dichiara Casartelli.
Quanto alle difficoltà che incontra da qualche anno il made in Italy, il manager conferma che «i concorrenti internazionali sono diventati più aggressivi sui prezzi. In particolare i turchi, che però offrono un prodotto diverso per tipo di grano impiegato e lavorazione. Siamo però convinti che il prodotto di qualità troverà sempre mercati evoluti disponibili a consumarlo».
Il gruppo Colussi è molto attivo anche all’estero. Nella pasta gestisce un maxi polo produttivo in Russia (che cura anche l’importazione della pasta) controllato da Ao Colussi Rus (92 milioni di fatturato) e un altro in Romania con Pangram (7,8 milioni).