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Il boom del Prosecco nasconde le difficoltà dei vini rossi

Vola l’export di Prosecco e nasconde le difficoltà degli altri vini. I dati elaborati da Uiv-Corriere vinicolo indicano che nei primi 9 mesi dell’anno il boom degli spumanti (la stragrande maggioranza è Prosecco) sui mercati esteri continua a un ritmo accelerato: +28% a volume e +38% a 603 milioni. Le bottiglie sono 223 milioni. Il prezzo medio a litro è salito da 3,6 euro del 2016 a 3,86 attuale. Le differenze tra mercati però rimangono notevoli: tra i 5,62 di Singapore e i 2,98 della Spagna ci sono i 3,4 del Regno Unito e il 4,1 degli Usa.

Anche i francesi
Nei 9 mesi l’export di spumanti verso il Regno Unito, mercato leader con 217 milioni, è balzato di oltre il 50% e negli Usa (secondo) del 42% a 152 milioni, ma è significativo il +105% della Francia (sia pure a “soli” 20 milioni).
«Esportiamo Prosecco in 100 Paesi – premette Massimo Tuzzi, ad del gruppo Zonin – e quest’anno arriveremo a 20 milioni di bottiglie con un salto del 20%. In Germania siamo leader da diversi anni. Insomma, se gestito bene, il business del Prosecco può diventare per l’Italia il Nuovo rinascimento».
Gianluca Bisol, ad della omonima cantina di Valdobbiadene, ricorda che quest’anno ho fatto 120 voli «e altrettanti ne farò nel 2017. C’è ancora molto da fare». Dove? «Le vendite di Prosecco sono concentrate per il 60% in Regno Unito, Stati Uniti e Germania mentre lo champagne si limita al 50%». In Cina però i bianchi e le bollicine non piacciono: lo champagne lo si regala.

Cucina cantonese
«Per il suo gusto floreale – segnala Bisol – il Prosecco è più gradito dello champagne e si adatta alla cucina cantonese. Peraltro la prima donna cinese master of wine riferisce che tra i consumatori più esperti il vino bianco inizia a prendere piede. Si tratta di promuovere il Prosecco». Poi però l’imprenditore veneto ricorda che in Asia il Prosecco Superiore raggiunge livelli di prezzo stellari. «Nei ristoranti coreani una bottiglia la si paga 80 euro». La cantina Bisol quest’anno ha registrato un balzo delle vendite all’estero del 26% «ma sono 30 anni che cresciamo a doppia cifra» precisa. E il 2017? «Credo che ci sarà un rallentamento della crescita – conclude Bisol – determinato dal rincaro delle uve e dalla maggiore competitività di spagnoli e francesi. Inoltre nel Regno Unito risentiranno del cambio sfavorevole: quest’anno gli operatori erano coperti».

Variabile sterlina
Per il gruppo Zonin il 2016 chiuderà con ricavi consolidati intorno ai 190 milioni ma «l’Ebitda è da definire – spiega Tuzzi – perchè le variabili valutarie sono significative. Per esempio la nostra controllata britannica, in sterline, è andata benissimo, ma quando la consolidiamo è andata peggio dell’anno prima». E il 2017? «Sono molto fiducioso – conclude Tuzzi – e conto anche su mercati lontani, come l’Australia, ormai il nostro quinto mercato».