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Eurospin e Lidl crescono (con le nuove aperture) ma gli altri retailer non brillano

I consumi languono ma ad approfittare della situazione di disagio delle famiglie italiane sono soprattutto i discount. Così anche nel 2015 Lidl ed Eurospin risultano i gruppi commerciali più dinamici (anche per le nuove aperture) in un mercato sostanzialmente stagnante e a spese delle grandi insegne e del piccolo commercio. Soltanto Esselunga (concentrata tra Lombardia, Toscana ed Emilia) resta, per crescita e redditività, competitiva in Italia ma anche in Europa; seguita dal mago degli ipermercati Marco Brunelli con le insegne Iper-Unes (+7%). Il quadro emerge dal rapporto Mediobanca dedicato ai maggiori otto gruppi italiani e internazionali della grande distribuzione alimentare. Una raccolta di dati offerta gratuitamente ma con molti limiti: parziale, puramente statistica e comparativa, a volte di cose profondamente diverse e incomparabili.
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Quinquennio a due velocità
Tra il 2011 e il 2015 le due catene low cost Lidl Italia (600 negozi) ed Eurospin (1.100) hanno aumentato il fatturato, rispettivamente, del 43% a 3,7 miliardi e del 42,9% a 4,4 miliardi, in un mercato che invece ha visto le vendite per metro quadrato scendere da 7.606 a 7.184 euro (hanno influito anche le chiusure di punti vendita). Alle loro spalle l’insegna Esselunga (7,2 miliardi) che vanta vendite per mq al top, 15.700 euro, e che in 5 anni ha cumulato utili per 1,136 miliardi, seguito dai 635 milioni di Eurospin e dai 206 di Lidl. Tuttavia Esselunga (catena in vendita dopo la scomparsa del fondatore) ha una redditività (Roi) minore di Lidl (23,7%) ed Eurospin (20,6%).
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Il benchmark
I punti di forza della catena veneta Eurospin sono il veloce rigiro del magazzino (19 giorni), la bassa incidenza del personale (7% sul fatturato nel 2016), la metà della media degli altri operatori. Dati simili a Lidl che però punta esclusivamente su negozi a gestione diretta con un costo del lavoro superiore, l’8,6%. «Oggi – commenta Romano Mion , ad di Eurospin – abbiamo il 70% di vendite che fa capo a negozi diretti e l’obiettivo è di aumentare questa quota: i nuovi negozi sono infatti tutti diretti e i muri di proprietà».
Dunque l’efficienza delle catene low cost soppianterà i retailer della gdo? In realtà non è così perché la crescita dei discount è in frenata da qualche anno anche se ha raggiunto 13 miliardi di giro d’affari, il 16% del largo consumo. Lo scorso luglio i discount erano 5.065 (165 in più) e le vendite, a rete corrente, crescevano, secondo Nielsen, del 6,3% solo grazie ai nuovi punti vendita e al travaso di quote da altre insegne low cost.
La concentrazione potrebbe accelerare con l’imminente arrivo in Italia del colosso tedesco Aldi. Nettamente in ritardo su Eurospin che rimane un caso da manuale: fattura 4,4 miliardi, dispone di un patrimonio netto di un miliardo e una liquidità di 565 milioni. «Nel 2016 – precisa Mion – siamo cresciuti a rete corrente dell’8% e a rete costante dello 0,5/0,8%. Anche quest’anno puntiamo ad aprire 50 negozi, grazie anche alle disponibilità liquide».
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Il salvagente
Quanto alle altre catene commerciali analizzate nel rapporto Mediobanca, la staticità del Sistema Coop (+0,1% dei ricavi dal 2011 al 15) rivela una crisi di strategie e competitività almeno quinquennale, anche perchè opera con il format degli ipermercati in regioni come Puglia, Sicilia e Campania.
Nel 2015 il sistema delle undici maggiori Coop ha realizzato un fatturato aggregato di 10,9 miliardi, con una perdita operativa dello 0,7 del giro d’affari, ma con un risultato positivo (3,1%) grazie alla ciambella di salvataggio della gestione finanziaria (i negozi raccolgono risparmio dai soci prestatori che ammonta a 10,7 miliardi). Sei delle undici cooperative hanno registrato una perdita operativa. In un lustro l’aggregato Coop ha realizzato utili per 109 milioni, il risultato di proventi finanziari vari per oltre 1,5 miliardi e svalutazioni e imposte per 1,4 miliardi.
Il leader di mercato Coop è seguito dalla galassia Conad, che per il 2016 dichiara un giro d’affari di 12,5 miliardi, in crescita del 2,6%: una catena tra le meno ingessate dalla crisi degli ultimi anni ma che il rapporto Mediobanca non prende in esame.
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Nel tunnel e fuori
Nel rapporto ci sono i francesi di Auchan-Sma, ancora nel tunnel della crisi: nel 2015 hanno perso l’8,9% dei ricavi e circa il 20% in cinque anni, superati anche da Eurospin. Sembra invece aver ritrovato il bandolo della matassa Carrefour: dopo la ritirata dal Mezzogiorno, la ristrutturazione e alcune acquisizioni, nel 2015 è tornata a crescere con un +6,1% nel 2015 e +2,2% nei primi 9 mesi del 2016. Nel quinquennio Carrefour ha perso 2,5 miliardi e Auchan 559 milioni.
Infine, in ripresina il gruppo veneto Pam (+1% nel 2015) anche se ha perso oltre 120 milioni di ricavi rispetto al 2011.

  • Gianna Monteleone |

    salve. abito un piccolo paese nel barese, precisamente adelfia che sta credo una decina di km da bari. ogni settimana per fare la spesa sono costretta aprendere la macchina per andare in altri paesi limitrofe perche ad adelfia ci sono supermercati di marca. c e solo il penny market ma per il lidl .eurospin , md sono costretta a spostarmi, mi piacerebbe tanto un lidl nel mio paese, ci pensate? grazie

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