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Duro colpo alle Dop: mozzarella di bufala con latte vecchio e soda caustica

Un duro colpo alla credibilità delle Dop portato da alcuni imprenditori senza scrupoli. Anche se il sistema generale dei controlli dimostra di funzionare, ma non quello dei Consorzi di tutela. Nel mirino (ma non è la prima volta) la mozzarella di bufala campana.
Latte di mucca avariato trattato con la soda caustica e utilizzato per produrre la mozzarella dop. La pratica illecita, e potenzialmente pericolosa per i consumatori, è stata scoperta dalla guardia di finanza di Caserta nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere che ha portato cinque persone agli arresti domiciliari, ovvero i fratelli Salvatore e Luca Bellopede, titolari del noto caseificio omonimo con sede a Marcianise, soci del consorzio di tutela, i fratelli Vincenzo e Antonio Croce, proprietari della Casearia Sorrentino di Frattaminore (Napoli), e Gennaro Falconiero, amministratore del Caseificio San Maurizio di Frattamaggiore (Napoli); le tre aziende sono state sequestrate e affidate ad un amministratore giudiziario.

Latte con Tbc
Il gip Alessandra Grammatica ha poi emesso altre cinque misure interdittive del divieto di esercitare attività di impresa per sei mesi a carico del procacciatore d’affari Antonio Jean Ciervo, e dei quattro titolari dell’allevamento bufalino di San Potito Sannitico, che per gli inquirenti avrebbero venduto il latte delle bufale malate di Tbc animale nonostante i capi fossero sottoposti alla profilassi dell’Asl di Caserta.

Tra le condotte accertate, la miscela di latte di mucca con quello di bufala per produrre la mozzarella Dop, invece di usare solo quello delle bufale campane come prescrive il disciplinare di produzione. Ma anche la pratica pericolosa di conservare per giorni il latte in silos, anche durante i periodi estivi, per poi aggiungere la soda caustica usata per lavare i pavimenti onde abbatterne la carica batterica e farlo passare indenne alle analisi di laboratorio.

Nel 2012 un’altra operazione di grande proporzioni riguardò il gruppo Mandara. Tra l’altro, emerse che nei prodotti erano finiti frammenti di ceramica in seguito alla rottura di una macchina impastatrice.