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Vino italiano: export record negli Stati Uniti, ma si può fare di più

Export di vino italiano negli Stati Uniti al record storico: nel 2016 le cantine tricolori hanno esportato per circa 1,8 miliardi dollari, +6%, e con quantitativi crescenti, +4%. Il traino alla crescita è arrivato, in particolare, da Prosecco, deboli i rossi.
Il nuovo record anzichè generare appagamento attiva nuovi investimenti promozionali per il più ricco mercato del mondo, che presenta ancora ampi spazi di crescita. Per questo il Governo ha stanziato 20 milioni per la promozione del vino made in Italy.
«Le imprese del settore hanno iniziato a strutturare, insieme all’Ice – commenta Antonio Rallo, presidente di Unione italiana vini – il piano promozionale per il vino negli Usa: avrà caratteristiche innovative. La cabina di regia sarà affidata all’Ice, punto di riferimento di tutti i soggetti che organizzeranno, a vario titolo, eventi sul vino italiano negli Usa. Si dovrà creare un calendario condiviso delle attività».

Tavolo aperto
Al ministero dello Sviluppo economico è diventato operativo il Tavolo del vino, composto oltre che dal sottosegretario Ivan Scalfarotto anche da imprenditori vitivinicoli che affiancheranno l’Ice di New York nella stesura del progetto di promozione. Ne fanno parte Enrico Viglierchio, general manager della toscana Castello Banfi, Francesca Planeta, titolare dell’omonima azienda siciliana e Rallo.
Quali le modalità della collaborazione pubblico-privato? «Bisogna mettere a punto una strategia per creare maggiori sinergie tra gli investimenti del pubblico e del privato – sostiene Rallo -. Alle istituzioni pubbliche spetta l’onere di finanziare attività di formazione e comunicazione del sistema vino italiano, alle imprese la responsabilità della promozione di prodotto attraverso le fiere, le degustazioni e le presentazioni dei prodotti. Due linee di lavoro parallele che devono integrarsi evitando sovrapposizioni».

Midwest
Per Viglierchio bisogna privilegiare gli Stati americani centrali dove il vino italiano è meno conosciuto. Serve una forte attività di comunicazione e bisogna sfruttare il vantaggio di prezzo, per esempio rispetto ai francesi. Inoltre è importante puntare sui millenials che negli Stati Uniti sono 77 milioni, il 35% della popolazione. Quasi gli stessi della generazione dei baby boomers».
L’enorme potenziale di crescita degli Usa sta negli stessi programmi delle cantine. Per esempio Zonin, l’anno scorso, sul mercato americano ha realizzato vendite per 66 milioni di dollari «ma ora l’obiettivo è di puntare a 100 milioni» annuncia il presidente Domenico Zonin. In particolare con un progetto che fa leva sui vini di Castello del Poggio (Barbera, Moscato, Dolcetto, Grignolino) e che punta a crescere in un triennio da 300mila a un milione di casse.

Prosecco boom
Negli Stati Uniti, secondo le elaborazioni di Nomisma wine monitor, nel 2016 la crescita del vino italiano è stata trascinata dal Prosecco con un balzo del 28,5%: senza il Prosecco, il dato si sarebbe fermato all’1%, quanto registrato dai vini rossi.
La frenata dei rossi è stata influenzata dai toscani (dati aggiornati a novembre 2016) «che mostrano – spiega Denis Pantini, direttore area agricoltura di Nomisma – un calo a valore del 5,5%, generato non da un cedimento strutturale quanto dal boom del Brunello di Montalcino nel 2015(con la straordinaria annata 2010) che non si è ripetuto l’anno scorso. Da qui il confronto negativo».
Pantini rimarca anche il gap di valore con il più diretto competitor, la Francia: nel 2016 i vini transalpini costavano mediamente 11,90 euro a bottiglia a fronte dei 7,6 dell’Italia. Un problema non nuovo ma che rimane irrisolto. «La campagna di comunicazione istituzionale – spiega Rallo – racconterà il sistema vino italiano puntando ad aumentare il prezzo medio a bottiglia. È necessario studiare un linguaggio adeguato e dedicato anche ai baby boomers e ai millennials che rappresentano il presente e il futuro del consumo di vino di qualità».
Sui produttori però aleggiano i pericoli del neoprotezionismo di Trump. «Vedo molto gossip – risponde Viglierchio -. Aspettiamo e capiremo»