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Pasta Rummo chiede il concordato in continuità ma tratta con le banche

Il Pastificio Rummo ha presentato istanza di concordato preventivo in continuità al tribunale di Benevento. Scaduta la proroga di 60 giorni concessa lo scorso dicembre, la società ha presentato la richiesta ma, nel contempo, non ha abbandonato l’ipotesi della ristrutturazione dei debiti con le banche. Martedì scorso a Milano c’è stato un altro round con gli istituti.
L’azienda ha fatto passi da gigante nella ricostruzione dello stabilimento principale di Ponte Valentino (spendendo 2 milioni solo per lo sgombero dei detriti) e nel rilancio della produzione del brand. Ma il debito di circa 100 milioni pesa come un macigno. Il Piano concordatario spiega che le banche sono esposte per 81,5 milioni, i fornitori per 8,2, fisco ed enti previdenziali per 2,7 e crediti da lavoro per 2. La proposta di concordato promette, grazie al cash flow, il soddisfacimento dei creditori per 55 milioni nell’arco di 5 anni.

Negoziato no stop
«Non abbiamo fallito l’intesa con le banche – precisa il presidente Cosimo Rummo – ma i tempi erano ristretti. Il negoziato continua: non è esclusa la possibilità di raggiungere un’accordo di ristrutturazione». Secondo l’azienda campana il Piano di concordato preventivo in continuità è conveniente per i creditori: prevede un rimborso di circa il 47%, sopra le medie del mercato. Inoltre è una procedura più veloce e l’azienda auspica di uscire da questa fase d’incertezza in tempi brevi, entro la prossima estate.
Alla base di tutto c’è l’evento del 15 ottobre 2015: lo stabilimento Rummo di Benevento fu investito dall’alluvione del Sannio, con la distruzione delle linee produttive, la paralisi del magazzino e dell’azienda. In tutto i danni sono stati quantificati in una quarantina di milioni (svalutazioni per 23 milioni e minusvalenze su beni materiali per 19), di cui 19 riconosciuti dalla compagnia di assicurazione.

La rinascita
L’azienda, per mantenere in piedi la produzione e ricostruire lo stabilimento, ha esternalizzato temporaneamente la produzione, continuando tuttavia a impiegare trafile, semole e tecnologie proprie. Lo stabilimento è stato riavviato in soli 5 mesi: «L’azienda era distrutta e l’abbiamo fatta rinascere in pochi mesi – aggiunge Rummo -. Oggi i dipendenti sono rientrati quasi tutti. La capacità produttiva è al 70%», cioè circa 70mila tonnellate di pasta l’anno. La società dichiara di aver registrato per il brand Rummo una crescita di fatturato del 58% nel 2016, con ricavi complessivi per 64 milioni (85 nel 2014). Gli investimenti dell’anno sono stati di circa 15 milioni. Nel 2015 la quota delle marche private era del 63,5%, in calo l’anno scorso dopo l’impulso dato al brand di casa Lenta lavorazione.
In dettaglio, il Piano concordatario prevede di arrivare a 80 milioni di ricavi nel 2022, puntando soprattutto sullo sviluppo di Lenta Lavorazione: 40 milioni di ricavi nel 2017 e 52 nel 2020. E anche sul gluten free: circa 4 milioni a regime. Il resto del fatturato sarà realizzato con le private label, compreso Sainsbury’s. «I tassi di crescita sono abbastanza conservativi e realizzabili – osserva Antonio Rummo, direttore commerciale estero – e lo sviluppo del nostro brand ci consente margini più rotondi, da destinare alla crescita».