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Vinitaly 2017 fa il tutto esaurito: liste d’attese per i ritardatari

Tutto esaurito per la 51esima edizione di Vinitaly (a Verona dal 9 al 12 aprile): 4.120 espositori, a cui si sommano i 291 di Sol&Agrifood e i 200 di Enolitech, il salone dei macchinari del vitivinicolo. Vinitaly 2017 come l’eccezionale Salone del vino del 50° anniversario? “Non escludo che si possa fare anche meglio – ha assicurato Gianni Bruno, brand manager di Vinitaly -. Al momento le tre manifestazioni sono sold out e c’è una lista di attesa di piccole imprese ritardatarie: cercheremo di sistemare tutte nel limite del possibile”. L’anno scorso Vinitaly raggiunse i 100mila mq di superficie, con 130mila operatori dei quali 49mila esteri di cui 28mila buyer specializzati da 140 Paesi. Quest’anno sono già registrati 2mila nuovi buyer.

Vino digital
La 51esima edizione (50+1, secondo gli organizzatori) si presenta con tanti investimenti, maggiore internazionalità e un piano di digital transformation, una app dedicata a 3mila buyer selezionati che permette di capitalizzare al massimo i benefici dalla permanenza a Vinitaly. «Non è un’operazione di facciata – ha detto il dg di Veronafiere Giovanni Mantovani – ma il primo mattone virtuale per costruire la fiera 4.0».
“Vinitaly 2017 – ha sottolineato il presidente Maurizio Danese – si propone con una piattaforma B2b ancora più internazionale che guarda sempre più al mercato globale. A oggi, sono già 5mila gli incontri B2b fissati nelle agende degli operatori esteri selezionati dalle attività di incoming”. Mantovani si è soffermato anche sulla strada sopraelevata che collegherà direttamente la stazione Fs alla fiera, in 5 minuti. “L’Alta velocità arriverà direttamente in fiera, anche grazie alle 3 corse in più delle Frecce da Roma e Milano” ha annunciato Mantovani.
Oltre al Vinitaly B2b (il biglietto giornaliero costa 80 euro) ci sarà anche quest’anno Vinitaly and the City (7-11 aprile), il fuori salone dei winelover nel centro storico. Allargato da quest’anno, a Bardolino, sul lago di Garda. “In caso positivo – ha detto Danese – dalla prossima edizione ci potrebbero essere manifestazione in altre città italiane del vino”.

Da ente a Spa
Da febbraio Veronafiere è una spa, ha annunciato un maxi investimento di 94 milioni entro il 2020 oltre che un aumento di capitale. A quest’ultimo il Comune di Verona potrebbe (secondo indiscrezioni circolanti dallo scorso dicembre) non partecipare abbassando quindi la quota attuale del 37%. Mentre a gennaio Banca Popolare di Vicenza ha ceduto il suo 6,6% ai soci. La transazione sarà regolata entro maggio.

Focus su Cina e Usa
Gli investimenti di Veronafiere sono destinati a rafforzare le strutture del polo scaligero e a rilanciare a livello internazionale le principali manifestazione, con focus su Usa e Cina. A proposito della ventilata manifestazione da inserire nella settimana del vino di New York, Mantovani la subordina a un’intesa tra i soggetti seduti al Tavolo del vino con l’Ice e a una divisone dei ruoli. Comunque oltre New York ci sarebbero eventi anche in Canada e in alcuni Stati americani a maggiore potenzialità di crescita. In ogni caso rimane fermo il ruolo dell’International Academy, quale traino della formazione del consumatore americano «che non è poi così informato come sembrava»ha sottolineato Mantovani. L’Academy ha ora previsto il ruolo del “maestro”, oltre che dell’ambassador e dell’esperto.
Quanto al ruolo aggregante di Verona e alla multipiattaforma in Cina più volte evocata da Vinitaly, Mantovani spiega che il progetto è stato concordato con Ice, Mise e Mipaaf ed è in uno stadio piuttosto avanzato. “Solo che il ritardo nella disponibilità effettiva dei fondi, i 20 milioni pubblici stanziati per la Cina, hanno spostato in avanti la realizzazione. Probabile in aprile” conclude Mantovani.