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Una promozione Esselunga

Esselunga aumenta i ricavi e apre nuovi negozi

Esselunga non perde smalto senza il fondatore. La catena della grande distribuzione italiana ha chiuso il 2016 con vendite (a rete corrente) in crescita del 3,1% a 7,5 miliardi di euro. In rallentamento rispetto al 4,3% del precedente esercizio. A parità di negozi e considerando il taglio dei prezzi dell’1,1%, i ricavi sono in sostanziale equilibrio, in media con il mercato.
Tuttavia il margine operativo lordo è salito (per il secondo anno consecutivo) da 626 a 661 milioni mentre sono in calo, per le svalutazioni immobiliari, sia l’utile operativo che il risultato netto, rispettivamente, da 431 a 405 milioni e da 291 a 262 milioni. Nonostante la frenata, l’incidenza dell’utile operativo sui ricavi è del 5,4%, al di sopra della media di sistema del 2%. Esselunga rimane comunque una macchina ben oliata: gli utili macinati nel periodo 2010-2016 superano di slancio 1,6 miliardi.
L’anno scorso la catena commerciale ha investito 490 milioni (400 l’esercizio precedente e 2,3 miliardi in sei anni), di cui una parte fa riferimento all’acquisto (per una cinquantina di milioni) del ramo d’azienda dell’acciaieria Stefana, in provincia di Brescia: è in via di costruzione il quarto polo logistico. In miglioramento la posizione finanziaria, con un debito ridotto da 116 a 55 milioni di euro.

L’annus horribilis
Dopo la parentesi del 2015, il 2016 è stato un altro annus horribilis per la grande distribuzione: secondo Iri, le vendite sono cresciute di un modesto 0,7% a valore e dell’1% a volume mentre la pressione promozionale è rimasta costante al 28%, cioè quasi un prodotto su tre presentava un sconto sul prezzo. Una strategia che ha permesso ai retailer di mantenere i volumi, ma che ha finito con il drogare il mercato ed erodere i margini commerciali.
L’anno scorso i clienti Esselunga sono saliti del 4,4%, a seguito anche dell’apertura dei nuovi punti vendita e delle promozioni. Secondo l’ultimo rapporto dell’area studi di Mediobanca, il gruppo Esselunga rimane il benchmark per l’Italia (e uno dei big in Europa): detiene il più alto indice di vendite per metro quadrato, 16mila euro, contro gli 8.150 euro medi di un mercato molto frammentato.

Al Nord ma tende al Centro
Esselunga opera con una rete commerciale di oltre 150 tra superstore e supermarket in Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Liguria e Lazio. Nel 2016 i dipendenti sono aumentati di 811 unità a 22.741, con il 93% dell’organico assunto a tempo indeterminato.
E per il 2017? L’agenda della catena commerciale prevede cinque aperture, tra cui Roma Prenestina, il 5 aprile, e Verona Fiera. Il superstore di Roma Prenestina è il primo nella capitale e il secondo nel Lazio dopo quello di Aprilia (Latina). La spinta verso il Sud (fonte di guai per altri player) per Esselunga è un “allungamento” della catena logistica che avrà necessariamente bisogno della crescita della rete commerciale. L’obiettivo è stato rincorso per anni da Caprotti.
Sul fronte dell’e-commerce, Esselunga ha appena avviato il “Clicca e Vai” a Varedo, sulla Milano-Meda: il cliente sceglie la spesa via web e passa poi a ritirarla in automobile.

Tagliando a fine 2017
Il bilancio 2016 è il primo dopo la scomparsa, lo scorso settembre, del fondatore Bernardo Caprotti. L’azienda è passata alla seconda moglie e ai tre figli (di cui due di primo letto) e, al momento, non è chiaro se e quando sarà ceduta (si era parlato di due anni).
Di certo la presenza del vecchio management, dall’ad Carlo Salza al direttore commerciale Gabriele Villa, sembra, per ora, garantire la continuità della filosofia Caprotti, pur con un quadro proprietario instabile e la prospettiva della cessione.
Comunque una verifica più concreta sulla sostenibilità della performance di Esselunga sul medio periodo si potrà avere solo a partire dalla fine di questo esercizio.
.Aziende in campo