Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
Una linea di produzione di elettrodomestici

Gli incentivi governativi trainano le vendite di elettrodomestici. Stop a febbraio

Gli incentivi pubblici spingono la crescita degli elettrodomestici in Italia, ma lo scivolamento inarrestabile di produzione ed export (a volume) smorza il sorriso.
L’anno scorso le vendite nella grande distribuzione hanno registrato, secondo Gfk, una crescita del +2,5% a volume e +2,1% a valore. Nel complesso il fatturato dovrebbe attestarsi vicino ai 3,5 miliardi. Nel primo bimestre del 2017, i volumi hanno ancora guadagnato terreno, +2,9%, ma il valore si è contratto dello 0,2%.
«Nella parte finale del 2016 la domanda si è appiattita – commenta Marco Imparato, dg di Ceced Italia,l’associazione dei produttori di elettrodomestici – ma, tutto sommato, la crescita è accettabile».

Avvio frenato
La frenata del primo bimestre del 2017 è però tutta da interpretare. « La nostra – spiega Imparato – è che si è creato un eccesso di stock. Infatti il sell-in a volume segna un -5,5%». Tuttavia la crescita del sell-out a volume, che segnala Gfk, contrapposta al calo a valore richiama al tema dell’iperpromozione delle catene commerciali, indicata intorno al 40%, con punte del 60% (in occasione del Black friday). «Il calo delle vendite a valore mi preoccupa molto di più – aggiunge il dg di Ceced Italia -. Tuttavia ritengo che possa essere un fatto temporaneo e, grazie anche alla proroga degli incentivi governativi, si possa tornare al trend del 2016».
Quanto ai prodotti più venduti nel 2016, hanno fatto bene asciugatrici (+11,1% a volume) e lavastoviglie (+7,3%), ma anche forni (+5%) e piani cottura (+4,3%). Male invece, a causa di un’estate tiepida, frigoriferi (stabile) e congelatori (-6%). Nel primo bimestre del 2017 si è confermato il trend di asciugatrici e lavastoviglie (spesso prima installazione) e anche quello di forni e piani cottura.

Giù la produzione
Sul fronte della produzione e dell’export il trend rimane decisamente negativo: rispettivamente -8% e -10% dei pezzi prodotti nel 2016. Sull’export ha pesato il calo di forni (-6%) e dei piani di cottura (-15%), tradizionali punti di forza del made in Italy. La spiegazione del fenomeno è riconducibile al lungo processo di delocalizzazione produttiva verso i Paesi con costi della produzione più leggeri. In compenso però cresce il valore del nostro export: le imprese si concentrano su prodotti a maggior contenuto tecnologico e di design.
E questo è uno dei grandi punti di forza della nostra industria. Nelle home appliances è una partita che giocano, in primis, Germania e Italia, sull’alto di gamma. La prima realizza una produzione di circa 14 miliardi e l’altra di 8,6 miliardi. A molta distanza la Polonia, con 4,8 miliardi, e gli altri Paesi beneficiari di delocalizzazione: Ungheria (1,2 miliardi), Slovenia (1,1), Repubblica Ceca e Romania (0,8).
«Se da una parte si conferma la diminuzione dei grandi volumi – conclude Imparato – in termini di produzione l’Italia si posiziona subito dopo la Germania e prima della Polonia, il principale produttore emergente. Se consideriamo il numero dei posti di lavoro diretti, il nostro Paese, con 36mila addetti, si conferma secondo dopo la Germania, a 49mila, ma largamente davanti alla Polonia, con 25mila».