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In Cina il vino italiano deve recuperare molto terreno

Vino italiano in Cina, dagli annunci roboanti alla costruzione di una strategia Paese

A Vinitaly la Cina è davvero più vicina. Al secondo giorno della manifestazione  veronese dedicata al vino, terrà banco ancora 1919, la più grande piattaforma distributiva cinese  di alcolici e la terza più grande piattaforma online per gli alcolici.
 Ieri, all’inaugurazione del Salone, Il presidente di 1919  Robert Yang  ha annunciato la volontà di aumentare in maniera consistente la quota di mercato dei vini italiani che per ora rappresenta solo il 5%. Anche se l’anno scorso è balzato del 33% a 120 milioni di euro  “Puntiamo – ha detto Yang – a raggiungere grazie al commercio online e offline almeno 500 milioni di renmimbi per il vino italiano, non meno di 2 milioni di bottiglie vendute, delle quali almeno un milione di vino a 5 stelle“.
Annunci flop
E’ sembrato di risentire, sempre a Vinitaly, lo show dell’annno scorso di Jack Ma, numero uno di Alibabab, gigante del commercio online in Cina. Anche il tycoon di Alibaba promisse fuochi d’artificio, ma poi la giornata del vino 9/9, dedicata all’Italia, si trasformò in un flop.
Segno che ci sono scorciatoie, non bastano gli annunci roboanti per sfondare in Cina, ma un progetto del Sistema Italia, come quello che si sta costruendo, con il Governo italiano e Ice,  e che ha come capofila Veronafiere, con la sua piattaforma. Di questa si aspettava il decollo con Vinitaly ma, pare, che la mancanza di disponibilità delle risorse imponga un rinvio.
Serve, insomma, un progetto a 360 gradi, compresa la formazione dei sommelier specializzati sul vino italiano (come si è iniziato a fare).
Tuttavia  non si può trascurare la potenzialità della piattaforma 1919, con cui il polo fieristico veronese ha stretto una partnership.
19191 Conta su  oltre 1.000 negozi in 500 città in tutte le province cinesi e Yang ha promesso di portarli a 6mila entro il 2020.