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Oggi via all’etichetta trasparente su latte e derivati, ma solo in Italia

Da domani in Italia scatta l’obbligo di inserire nelle etichette di tutte le confezioni dei prodotti lattiero-caseari l’origine della materia prima. Uno strumento che consente al conoscere la provenienza di latte, burro, yogurt, mozzarella, formaggi e latticini. Il provvedimento ha completato il suo iter in Italia e si applica al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale. «Siamo a favore di nuovi strumenti che diano maggiori informazioni al consumatore – premette Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte – ma crediamo che debba essere fatto a livello europeo. Inoltre, avevamo chiesto tre mesi in più per non destinare al macero quintali di contenitori: un vero spreco di materiale oggi perfettamente in regola. E poi la norma è poco chiara. Sono servite a poco ben quattro circolari e due decreti che hanno contribuito a confondere le idee alle aziende. Tutto questo senza dimenticare che la norma non si applica alle migliaia di tonnellate di formaggi e di latte che ogni anno importiamo per accontentare il fabbisogno interno».
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Ue, si cambia 
Secondo il ministero delle Politiche agricole è una svolta storica che permetterà di inaugurare un rapporto più trasparente e sicuro tra allevatori, produttori e consumatori.
«Intanto l’obbligo scatta solo per le imprese Italiane – aggiunge Ambrosi – e quando tra qualche mese arriverà la norma comunitaria bisognerà cambiare nuovamente tutto. Non sarebbe stato meglio aspettare qualche mese e avere regole uguali per tutti? ».
Nei fatti, da oggi le etichette di tutte le confezioni di latte e prodotti lattiero-caseari devono indicare l’origine delle materie prime in maniera “chiara, visibile e facilmente leggibile”. Indicare il nome del Paese in cui è stato munto il latte e quello in cui è stato condizionato o trasformato. Qualora il latte utilizzato come ingrediente sia stato munto, confezionato e trasformato nello stesso Paese, l’indicazione di origine può essere assolta con una sola dicitura “Origine del latte: Italia”.
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Le diciture
Se le fasi di confezionamento e trasformazione avvengono nel territorio di più Paesi ma diversi dall’Italia, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le diciture: “Latte di Paesi Ue” se la mungitura avviene in uno o più Paesi europei, “Latte condizionato o trasformato in Paesi Ue”, se queste fasi avvengono in uno o più Paesi europei. Se le operazioni avvengono fuori dalla Ue, invece la dicitura è “Paesi non Ue”. L’eccezione è rappresentata dai prodotti Dop e Igp che hanno disciplinari relativi anche all’origine e il latte fresco già tracciato.
L’obbligo scatta a tre mesi dalla pubblicazione in gazzetta ufficiale del decreto firmato dai ministeri delle Politiche agricole a e dello Sviluppo Economico, in attuazione del regolamento Ue n. 1169/2011.
Per Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, si realizza un altro passo nella direzione della trasparenza dell’informazione ai consumatori in una situazione in cui un terzo della spesa degli italiani resta anonima». Poi Moncalvo aggiunge che «l’Italia è diventata il più grande importatore mondiale di latte: ogni giorno arrivano 24 milioni di litri di latte equivalente, tra cisterne, semilavorati, formaggi, cagliate e polveri di caseina, per essere imbustati o trasformati industrialmente in mozzarelle, formaggi o latte italiani. L’assenza dell’indicazione chiara dell’origine del latte a lunga conservazione, dei formaggi o dello yogurt non ha consentito di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative».