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Kimbo sponsor del Milan. Alessandra Rubino (!a a sx) insieme a Barbara Berlusconi e Giuseppe Ciocchetti

Kimbo al record di fatturato ma il focus è sull’internazionalizzazione

Crescita per linee interne ma disponibilità a valutare acquisizioni e partnership, con l’obiettivo di portare la quota di fatturato all’export dal 19% del 2016 ad almeno il 30%nei prossimi quattro anni: sono queste le linee strategiche di caffè Kimbo, che da un mese si avvale del nuovo direttore direttore generale, Piero Lovisolo. Lungo curriculum nel food da Ferrero a Danone fino a Palmera.

Ricavi record
Kimbo ha chiuso il 2016 “con fatturato e volumi record – osserva l’ad e comproprietaria Alessandra Rubino – grazie a ricavi per 175 milioni di euro (+3,3% sul 2015, di cui 32
all’estero), un Ebitda superiore ai 10 milioni (6,3% dei ricavi) e una posizione finanziaria netta positiva per 10 milioni.
Nel retail Kimbo realizza il 71% del fatturato, nell’Horeca il 26% e nel vending il resto. Nel monoporzionato, la società dichiara nelle cialde in carta una quota del 20% nel canale Iper+Super. Mentre nel sistema chiuso proprietario, denominato Uno realizzato insieme a Illy, indica una crescita 2016 del 76% in termini di fatturato. Contestualmente, Kimbo ha lanciato la linea Kimbo Espresso di capsule compatibili Nespresso “che hanno già raggiunto rotazioni tra le più alte del segmento nella grande distribuzione”.
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Focus sull’estero
“La proprietà mi ha chiesto di lavorare all’internazionalizzazione dell’azienda, già presente in 80 Paesi – aggiunge Lovisolo-. Bisognerà fare un lavoro in profondità per consolidare il marchio in questi Paesi. Francia, Belgio, Inghilterra e Grecia sono tra i mercati su cui Kimbo ha già una forte presenza e in cui si rafforzerà. Una volta presidiata bene l’Europa ci approcceremo ad altri Paesi come Usa e Asia”.
Il player di Melito è pronto ad avviare lo sviluppo dei negozi monomarca. E ha in corso, nei progetti Invitalia 1 e 2, investimenti complessivi per 51 milioni.
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Vero caffè napoletano

Rubino pone l’accento su Kimbo come espressione del ” vero caffè napoletano” (forte di una quota del 75% nel macinato in Campania). Ma a parte che il macinato è al terzo anno di calo in Italia (crescono del 17% solo le capsule), il business del caffè è scosso da una corsa al gigantismo (da Jab a Lavazza) che minaccia di soffocare i player medio-piccoli. Peraltro Kimbo, pur avendo conseguito risultati record nel 2016, soffre sui margini industriali: l’Ebitda è scivolato dai 25 milioni del 2013 ai 10 dell’anno scorso (il 6% dei ricavi). Non basta certo lo scudo della “napoletanità” o degli specialisti dell’espresso e della qualità per chiamarsi fuori dalla bagarre competitiva.

C’è una strategia di partnership della famiglia Rubino?  “Stiamo valutando quale strada scegliere – risponde Rubino -. Se dovremo fare una scelta di partnership la faremo senza problemi. E io non ho preclusioni. Al momento però non c’è nulla di concreto”.

La totalità del capitale di Kimbo è detenuta dalla famiglia Rubino (nella foto alcuni membri): Alessandra e Mario con circa il 25% di quote singole; Paola, Alba e Carmen con il 16,7%.