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Consorzio dell’aceto balsamico di Modena in pezzi: fuori il presidente Berni e De Nigris

Si sfascia il Consorzio dell’aceto balsamico di Modena Igp. Diversi soci non rispettano i tempi stabiliti per allinearsi a norme già condivise e il presidente del Consorzio Stefano Berni si dimette, seguito dal consigliere Armando De Nigris che punta il dito contro i soci che “hanno creato un clima inaccettabile per poter continuare”. Motivazioni che Berni non condivide e che respinge. Alla fine è il caos.

“Avrei dovuto dimettermi già da inizio 2016 – spiega Berni  – ma sono andato avanti. Poi nel cda si sono manifestate diversità di vedute per le quali avrei avuto bisogno di investire tanto tempo. Io però sono dg del Consorzio del Grana Padano, l’attività primaria che mi dà anche da vivere, e ho deciso di dimettermi. Tre ore prima della seduta del cda”.

Mi dimetto anch’io
Dopo il cda si è dimesso invece il consigliere Armando De Nigris, annunciando anche  la revoca dell’adesione della propria azienda Acetifici Italiani Modena, co-fondatrice dello stesso Consorzio. Pesanti le accuse di De Nigris, secondo cui le dimissioni sono “frutto di un clima ostile generato allorquando gli interessi delle singole aziende, a vario titolo, hanno prevalso sullo spirito comune costituente il Consorzio di tutela dell’aceto balsamico… Il gruppo De Nigris, tra i principali contributori del Consorzio, nel chiedere lo scioglimento di questo consiglio richiede anche un passaggio in assemblea per ritrovare, come avvenne nella costituzione del Consorzio stesso, una figura di presidenza autorevole ed esterna e ridefinire le rappresentatività con un rafforzamento della presenza nel cda di aziende della realtà territoriale modenese”.

Berni non condivide le motivazioni addotte da De Nigris e sottolinea che “non sono le mie. Del resto non mi pare che lo stesso De Nigris abbia rispettato il timing per adeguarsi alle norme stabilite dal Consorzio stesso”.
Quali sono queste norme? “Il cda aveva deciso – risponde Berni – che i soci avrebbero, entro una certa data, rinunciato al termine  “balsamico” usato su certi condimenti che non fosse l’aceto. Ebbene solo alcuni lo hanno realmente realizzato”.

Sul termine “balsamico” c’è un braccio di ferro in corso anche in Europa: Il Consorzio ha chiesto un pronunciamento alla Corte di giustizia europea dopo una sentenza d’appello negativa in Germania. “Si sta seguendo – osserva Berni  – lo stesso iter vissuto prima del riconoscimento del Grana Padano”.
Il termine Balsamico in Italia è consentito solo per l’aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia, quello di Modena e l’altro di Modena Igp.
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Chi siede nel cda 
Oltre al dimissionario De Nigris, nel cda del Consorzio siedono i consiglieri:

  • Giovanni Carandini (Acetificio Carandini Emilio)
  • Sabrina Federzoni (Monari Federzoni)
  • Angelo Giacobazzi (Fattorie Giacobazzi)
  • Mariangela Grosoli (Aceto Balsamico del Duca)
  • Cesare Mazzetti (Acetum)
  • Giacomo Ponti (Modenaceti)
  • Enrico Zini (Compagnia del Montale)

La forza dei numeri
L’Aceto Balsamico di Modena Igp ha una produzione certificata di oltre 90 milioni di litri l’anno, di cui il Consorzio ne rappresenterebbe il 98%. Nel business dell ‘aceto balsamico di Modena gravitano 107 cantine, 52 concentratori, 71 acetaie e 157 confezionatori. Gli addetti al settore sono oltre un migliaio.
Il 90% della produzione di aceto balsamico di Modena Igp viene esportato in 120 Paesi. Il fatturato alla produzione supera i 300 milioni di euro, quello al consumo i 700 milioni.