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Un negozio Esselunga

Esselunga, accordo in famiglia e rotta sulla quotazione in Borsa

Pace armata in casa Caprotti. Dopo una lunga notte di trattative è stato raggiunto un accordo tra i soci per il riassetto che porterà come obiettivo finale alla quotazione di Esselunga in Borsa. Questa è almeno la comunicazione diffusa dalle parti.
I membri della famiglia Caprotti hanno definito i rapporti societari, patrimoniali e di successione. In una prima fase Esselunga Spa acquisirà il controllo dell’immobiliare Villata Partecipazioni e poi si dovrebbe procedere alla quotazione di Esselunga.

Sembra questa la strada disegnata, dopo che Marina Caprotti e la madre Giuliana Albera (che controllano il 70% della holding) hanno rifiutato  l’offerta da 7,5 miliardi dei cinesi di Yida Investment, ma sulla sostenibilità di questa offerta ci sono dubbi.
Resta da capire se quella della quotazione è un progetto reale o serva a prendere tempo in attesa che arrivino offerte più allettanti e vincolanti da parte di soggetti credibili e solventi.
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I conti 2016

La catena della grande distribuzione italiana ha chiuso il 2016 con vendite (a rete corrente) in crescita del 3,1% a 7,5 miliardi di euro. In rallentamento rispetto al 4,3% del precedente esercizio. A parità di negozi e considerando il taglio dei prezzi dell’1,1%, i ricavi sono in sostanziale equilibrio, in media con il mercato.
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Tuttavia il margine operativo lordo è salito (per il secondo anno consecutivo) da 626 a 661 milioni mentre sono in calo, per le svalutazioni immobiliari, sia l’utile operativo che il risultato netto, rispettivamente, da 431 a 405 milioni e da 291 a 262 milioni. Nonostante la frenata, l’incidenza dell’utile operativo sui ricavi è del 5,4%, al di sopra della media di sistema del 2%. Esselunga rimane comunque una macchina ben oliata: gli utili macinati nel periodo 2010-2016 superano di slancio 1,6 miliardi.