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Nestlé nella bufera: Cgil, stabilimento di Moretta in vendita e autunno caldo

Nestlé nella bufera. La multinazionale svizzera, guidata dal nuovo ceo Ulf Mark Schneider, sta rivedendo la strategia per recuperare risorse e profittabilità da una macchina che non corre più . Con molte novità organizzative nei Paesi in cui opera. Compresa la vendita delle attività dolciarie negli Stati Uniti.

Inoltre ha annunciato un piano per creare valore, che include anche un buyback fino a 20,8 miliardi di dollari entro il 2020. Il colosso si impegna a mantenere dividendi sostenibili e ad aggiustare il proprio portafoglio prodotti, puntando di più su salute, caffè, acqua minerale, nutrizione per bambini, petfood.

L’annuncio di Nestlè segue l’acquisizione di una quota da 3,5 miliardi di dollari nella società da parte dell’hedge fund Third Point. Il fondo attivista di Daniel Loeb ha acquistato una quota dell’1,5% di Nestlè, avanzando richieste per migliorare la redditività di Nestlè, innovando le sue attività core e vendendo il 23% di L’Oreal.
Nel 2016 il gruppo Nestlé ha fatturato 82 miliardi di euro, con un calo di oltre un miliardo rispetto all’anno prima: i ricavi sono aumentati in 8 Paesi e calati in 7. L’utile operativo è rimasto sostanzialmente stabile a 12,55 miliardi (in franchi è lievemente aumentato).

 

Cantiere Italia
Fibrillazione anche in Italia, dove il gruppo, da anni, registra risultati deludenti nonostante le riorganizzazioni e le cessioni di asset nelle aree dell’acqua minerale, biscotti, caramelle, gelati e surgelati. L’anno scorso il fatturato complessivo in Italia è stato di 1,86 miliardi di franchi svizzeri, -0,3%. In euro, il calo è del 2,4%.

Dal fronte sindacale arrivano segnali poco tranquillizzanti. “Il gruppo Nestlè è in piena fase frenetica di ristrutturazione finanziaria – osserva Mauro Macchiesi, segretario nazionale Flai Cgil – . Fondi che acquisiscono quote significative del gruppo, dismissioni in arrivo. E mentre in Borsa il titolo sale, in Italia si pensa di ridurre lo stabilimento della Perugina ad una “fabbrichetta”. Non solo, ciò avviene dopo aver stracciato un accordo sindacale su un piano industriale che intendeva fare dello stabilimento un hub internazionale del cioccolato”. 

Poi Macchiesi, molto duro, aggiunge: “Lo stabilimento di Moretta a Cuneo, dove si producono pasta fresca, sughi e formaggino Mio, è in vendita a giorni alterni, così come il lavoro dei dipendenti. Si annuncia un autunno amaro per gli impiegati di  sede in Italia nel gruppo Nestlè che conta circa 2.600 addetti di cui 1.124 impiegati di sede. Sarebbe bene che il gruppo dirigente della Nestlè Italia invece di comportarsi da “servi sciocchi” della corporate, battesse il pugno a difesa del business prodotto in Italia”.