Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
bresaola

Bresaola 100% italiana? Non esiste ma fra tre anni l’avremo con l’accordo Coldiretti-Rigamonti

Una bresaola italiana al 100%. Sembra uno scherzo. In realtà è una sfida ambiziosa considerato che la bresaola Valtellian Igp è fatta prevalentemente con carne congelata di  zebù importata dal Brasile. Il motivo è semplice: in Italia e in Valtellina non c’è quel tipo di carne, ma fra tre anni si spera ce ne sia davvero e di migliore qualità. Poi oggi c’è anche una bresaola non Igp fatta in aree diverse dalla Valtellina, 100% italiana.

L’accordo firmato a Roma tra Filiera agricola italiana promossa da Coldiretti e Rigamonti, società valtellinese a capitale brasiliano, prevede lo sviluppo di un progetto di filiera che incrementi la produzione di bresaola con carne italiana.
La bresaola Rigamonti ottenuta con carne italiana sarà riconoscibile dai consumatori sul mercato dalla scritta 100% Italiana con il marchio “Firmato dagli agricoltori italiani”.
L’accordo ha l’obiettivo di sviluppare la filiera garantendo il lavoro degli allevatori italiani per arrivare entro tre anni alla macellazione di almeno 30mila capi provenienti da bestiame nato, allevato, macellato e sezionato in Italia secondo regole e prezzi concordati.

Filiera italiana
“Una garanzia per gli allevatori e un impegno per Rigamonti – scrive Coldiretti – di portare quanto più è possibile lavoro in Italia incrementando la crescita di una filiera nostrana di qualità in un mercato che in 15 anni ha visto aumentare del 43% in Italia il consumo di bresaola che oggi trova spazio sulle tavole di ben 8 italiani su 10 secondo la ricerca Doxa del Consorzio della bresaola della Valtellina Igp”.
.
Al di là della propaganda del Consorzio della bresaola della Valtellina, i consumi di salumi in Italia vivono un momento molto difficile: tuttavia l’anno scorso si è consumato più bresaola in Italia ma a prezzi in netto calo. Secondo i dati di Iri, nella distribuzione moderna se ne sono venduti 11,3 milioni di kg, +1,5%, per un valore di 363 milioni, -0,1%. Insomma, si è venduto più prodotto ma cedendo sul prezzo: infatti quello medio è calato dell’1,6% a 32,26 euro al kg.