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PASTA

Riso e pasta, etichetta d’origine obbligatoria. Produttori: è buono anche il grano importato

Via ai decreti interministeriali per introdurre in via sperimentale, per due anni, l’obbligo di indicazione dell’origine del riso e del grano per la pasta in etichetta. E subito esplode la polemica con i produttori di pasta.
I ministri delle Politiche e dello Sviluppo economico, Maurizio Martina e Carlo Calenda, hanno precisato che i provvedimenti ricalcano la norma già in vigore da aprile scorso per i prodotti lattiero caseari. “È un passo storico che abbiamo deciso di compiere senza aspettare Bruxelles, spronandola a dare piena attuazione al Regolamento Ue del 2011 – ha detto Martina – puntiamo così a dare massima trasparenza delle informazioni al consumatore, tutelare i produttori e rafforzare i rapporti di due filiere fondamentali per l’agroalimentare made in Italy”.
”La nostra strategia è di apertura ma di massima trasparenza – ha detto Calenda – l’Ue ha dimostrato una lentezza inaccettabile su questo tema, noi abbiamo deciso di andare avanti e di sfidare, in termini costruttivi, l’Europa su questo terreno”.
Incomprensibile per i produttori pastai la dichiarazione di Calenda: bastava aspettare fino al 12 agosto per avere il parere della Ue sul tema specifico.

Sfida a Bruxelles
Un bel problema per l’Italia sfidare la Ue e gli stessi industriali si sono sempre detti favorevoli all’etichetta ma purchè valesse per tutti e non solo per le imprese italiane. Infatti, da un lato si fa trasparenza e si incentiva la filiera italiana, ma dall’altro si creano distorsioni competitive in Europa. Che però i due ministri devono aver soppesato, decidendo di rompere gli indugi.

Aidepi, l’associazione dei pastai, scrive che “questo decreto invece di aiutare il consumatore a fare scelte consapevoli, finisce per disorientare e confondere. Con la dicitura scelta si vuole far credere che la pasta italiana è solo quella fatta con il grano italiano o che la pasta è di buona qualità solo se viene prodotta utilizzando materia prima nazionale. Non è vero. L’origine da sola non è sinonimo di qualità. Ci sono invece specifici parametri e requisiti che dipendono da condizioni del terreno, da quelle climatiche, dalle pratiche agronomiche adottate”.

Opposto il parere di Coldiretti. Il presidente Roberto Moncalvo sostiene che “la decisione di proseguire con fermezza sulla strada della trasparenza con l’etichetta di origine obbligatoria per il grano impiegato nella pasta e per il riso è coerente con gli impegni assunti ma soprattutto risponde alle esigenze di oltre il 96% dei consumatori che chiedono che venga scritta sull’etichetta in modo chiaro e leggibile l’origine degli alimenti secondo la consultazione on line del ministero delle Politiche Agricole”.

Dettagli in etichetta
Il decreto grano/pasta, in particolare, prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta il Paese di coltivazione
del grano e quello dove è stato macinato. Quanto al riso, in base al provvedimento devono essere obbligatoriamente indicati il Paese di coltivazione, quello di lavorazione e di
confezionamento.
Le indicazioni sull’origine dovranno, inoltre, essere apposte in etichetta in un punto evidente in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili e indelebili. Quanto alla
tempistica, i provvedimenti prevedono una fase di 180 giorni per l’adeguamento delle aziende a nuovo sistema e lo smaltimento delle etichette e confezioni già prodotte.