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TuoDì, richiesta al ministero per la cassa integrazione straordinaria a rotazione

Si accendono le luci del ministero dello Sviluppo economico sulla catena commerciale TuoDì, in concordato preventivo in continuità.
Ieri al primo tavolo di confronto ministeriale, azienda e sindacati hanno convenuto sulla necessità di ricorrere all’attivazione della cassa integrazione straordinaria a rotazione al fine di garantire una copertura economica ai lavoratori coinvolti.
Nei prossimi giorni, a seguito della richiesta da parte aziendale, il ministero del Lavoro dovrebbe convocare le parti per la sottoscrizione dell’intesa sul sostegno al reddito. Intanto il tavolo al Mise è stato aggiornato al prossimo 19 settembre.

Sit in
L’apertura del tavolo è stata preceduta da un sit-in di protesta davanti alla sede del dicastero. I sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno sollecitato l’intervento ministeriale in una vertenza che coinvolge circa 4mila addetti di 400 negozi a marchio TuoDì, colpiti dalla pesante situazione debitoria in cui versa il gruppo dei discount Dico, presente in 16 regioni italiane.
Il rappresentante dell’azienda romana ha confermato l’ammissione alla procedura del concordato preventivo in continuità annunciando la presentazione del piano al Tribunale e ha annunciato la riattivazione dei rifornimenti di merce negli attuali punti vendita rimasti in attività e progressivamente nei 123 punti vendita momentaneamente in chiusura.
«Il nostro auspicio – ha dichiarato Elena Maria Vanelli di Fisascat Cisl – è che al sacrificio dei lavoratori corrisponda la messa in atto di un serio piano di rilancio aziendale e il conseguente mantenimento dei livelli occupazionali».

Tagli senza cedere
Al tavolo al Mise, il gruppo Dico avrebbe anticipato che intende risanare l’azienda con il taglio dei costi e senza la cessione di asset. Tuttavia «le linee del piano non convincono sulla tenuta occupazionale – ha commentato Giovanni Dalò, della Filcams Cgil -. Oggi i lavoratori dei negozi chiusi sono in aspettativa retribuita e lo saranno fino all’attivazione della Cigs a rotazione che si potrà realizzare solo nelle grandi città come Roma».

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La replica di Coop
La catena discount, di proprietà della famiglia Faranda, nel 2015 il gruppo Dico ha fatturato 754 milioni con una perdita di 40,3 milioni (47,5 l’anno prima). Il debito bancario netto è vicino ai 200 milioni, di cui 193 scadente in 12 mesi. L’azienda ha attivato un ricorso arbitrale con Coop al tribunale di Milano per ottenere indennizzi che Dico valuta in 300 milioni. Da Coop Alleanza 3.0 rispondono che «nulla è stato nascosto a Tuo che ha conosciuto la reale situazione di Dico prima e dopo il deal e ha avanzato pretese solo dopo due anni da quando ha avuto la proprietà dell’azienda e in concomitanza con l’interruzione dei rapporti commerciali tra le società”.

Coop Allenza 3.0 osserva, tra l’altro, che i valori degli avviamenti contestati “sono stati confermati tali e quali, senza essere mai svalutati, nei bilanci successivi sotto la gestione del gruppo Tuo”. Le richieste formulate nell’arbitrato dall’acquirente Dico, secondo Coop Alleanza 3.0  sono “del tutto prive di fondamento e appaiono un tentativo di nascondere le reali cause della situazione di Dico, il cui dissesto è dovuto a nessun altra ragione se non alle scelte imprenditoriali messe in atto nei quattro anni di gestione Tuo”.

  • GIANLUCA |

    Buongiorno
    ma davvero il gruppotuo pensa di riuscire a riaprire i 123 negozi chiusi “temporaneamente”?
    Con la chiusura del magazzino di Stradella a gennaio l’intento dell’azienda era chiaro: tagliare i punti vendita del nord e “ritirarsi” nel centro e sud italia con circa la metà dei punti vendita, anche se questa cosa non è mai stata dichiarata ufficialmete anzi hanno sempre cercato di nascondere la realtà.
    Addirittura il presidente e tutti i vertici di tuodi (che ieri non si sono neanche presentati al vertice con i sindacati) finoa fine maggio hanno sempre negato l’esistenza di una crisi o comunque di problemi e negavano la mesa all’asta del gruppotuo, cosa che era facilmente deducibile facendo una piccola ricerca su internet o recandosi in un punto vendita tuodi.

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