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Perugina, l’azienda conferma investimenti ed esuberi, sindacati divisi

Quanto ha pesato il cambio di management a Vevey  sui 340 esuberi di San Sisto? E’ esagerato correlare l’insediamento del nuovo ceo  Ulf Mark Schneider con la micro  vicenda di Perugina (340 esuberi), ma il cambio al vertice è stato fatto proprio per recuperare risorse e profittabilità da una macchina, la Nestlé, che non corre più. Compresa la vendita delle attività dolciarie negli Stati Uniti.

Probabilmente il management di Nestlé Italia era convinto nell’aprile 2016 che il lancio internazionale dei Baci Perugina potesse realizzarsi in un arco di tempo compatibile con la fine degli ammortizzatori sociali a San Sisto, giugno 2018. Ma poi hanno cambiato idea: i progressi ci sono ma c’è bisogno di altro tempo. Per ora i sindacati, eccetto Fai-Cisl, fanno la faccia feroce, ma sanno che la soluzione per i 340 esuberi di Perugina sta in un mix di incentivi all’esodo, aiuti pubblici e pre-pensionamenti. Il cui dettaglio si saprà solo al prossimo tavolo di settembre tra azienda-sindacati al ministero dello Sviluppo economico.

Non si può ignorare che Nestlé Italiana sia in difesa da anni e in piena trasformazione strategica: ha ceduto asset nell’area dei dolciari (caramelle Rossana e biscotti Ore liete), dei surgelati (Valle degli Orti) e dei gelati. Nel 2015 i ricavi sono calati di circa l’1% (con una perdita di 15,5 milioni) e nel 2016 del 2,4%.

Cantiere Italia
Il primo tavolo al ministero dello Sviluppo economico si chiude con la conferma di Nestlé dei 60 milioni di investimento per lo sviluppo internazionale di Perugina, ma anche con i 340 esuberi dichiarati nello stabilimento di San Sisto. Azienda e sindacati si rivedranno il prossimo 27 settembre. In questi due mesi il vice ministro Teresa Bellanova dovrà lavorare intensamente per predisporre gli strumenti idonei a ricucire la frattura tra sindacati e Nestlé. Infatti tra meno di un anno, nel giugno 2018, non sarà più possibile ricorrere agli ammortizzatori sociali.
Ieri l’incontro ministeriale è stato accompagnato da uno sciopero a San Sisto e da un sit-in di una settantina di lavoratori (con magliette con la scritta “I love Perugina No esuberi”) davanti alla sede del ministero.

Disimpegno? Mai
Alla fine dell’incontro la Nestlé ha emesso un comunicato in cui respinge ogni ipotesi di disimpegno in Perugina: «Il piano industriale procede secondo i tempi stabiliti, con 60 milioni per ammodernare gli impianti produttivi, sostenere il marchio Perugina sul mercato domestico e sviluppare l’export e il piano occupazionale».
Poi la multinazionale svizzera aggiunge che «lo stabilimento di Perugia ha usufruito per anni di ammortizzatori sociali che non saranno più disponibili dopo giugno 2018. Per questo parlare di esuberi di organico come di un fenomeno nuovo è sbagliato e strumentale». E poi definisce incoraggianti i primi risultati del rilancio sul mercato italiano, «in particolare con il rilancio delle tavolette Tablò e dell’export di Baci Perugina».

Sindacati divisi
Di avviso diverso i sindacati, pur con differenze significative tra le sigle. Secondo Massimiliano Albanese, della Fai Cisl, l’incontro è stato soddisfacente e «ha sancito un primo passo nella giusta direzione. Una cosa però deve essere chiara: la nostra totale contrarietà ad accettare una discussione con Nestlé basata su una mera ristrutturazione che preveda 340 esuberi, e non su un piano industriale di rilancio che sia da vòlano per la tutela dei livelli occupazionali e professionali».

Cgil all’attacco
La Flai Cgil ha accolto con favore la disponibilità del viceministro Bellanova nel mettere a disposizione strumenti ed interventi pubblici per rafforzare la tenuta industriale del piano aziendale. E l’istituzione di un tavolo permanente.  Tuttavia «ad aprile 2016 avevamo convenuto e sottoscritto un accordo che prevedeva un Piano di rilancio per la Perugina, in un percorso che contemplava anche il ricorso ad ammortizzatori sociali, ma che certo non prevedeva i 340 esuberi presentati il 9 maggio scorso da Nestlé. I volumi previsti dal piano industriale alla base dell’accordo nelle condizioni attuali non sono sufficienti a sostenere il piano stesso. Inoltre, questo Piano, per dare effettivamente i frutti e centrare gli obiettivi ha bisogno di un tempo maggiore di 18 mesi, poiché a giugno 2018 finiranno gli ammortizzatori sociali».

Tranchant Mauro Macchiesi, segretario nazionale Flai Cgil, secondo cui è “assolutamente negativo l’atteggiamento della Nestle, che non ha dato risposte rispetto alla necessità di ripristinare i volumi previsti dal piano e seguita a propinare la ricetta dei 340 esuberi come soluzione ai problemi”.