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De Cecco: in Italia consumi di pasta in crisi, ma crescono le vendite di kamut, integrale e farro

De Cecco ignora la crisi della pasta italiana e pensa alla quotazione in Borsa.

La multinazionale abruzzese continua a crescere senza strappi e torna ad accarezzare il sogno della quotazione, coltivato a lungo nel 2008 ma poi accantonato per la crisi dei mercati finanziari.

«Nel 2016 i ricavi del gruppo sono cresciuti di circa il 6% – sottolinea il presidente Filippo Antonio De Cecco (nella foto) – un ritmo che rientra nella tradizione aziendale: avanti, sempre avanti ma senza exploit. Cresciamo in Italia e all’estero, nonostante i gravi problemi indotti dall’embargo commerciale alla Russia». Quanto al tema della quotazione all’ordine del giorno del cda dello scorso 27 aprile l’imprenditore sostiene che «non abbiamo conferito alcun mandato a proposito, ma non abbiamo mai abbandonato il progetto dlela quotazione. E’ stato soltanto sospeso in attesa di tempi migliori. Ora i mercati attraversano una fase molto favorevole e seguiamo con interesse». Nel 2008 l’imprenditore ricorda che l’advisor era Lazard, global coordinator Mediobanca e Jp Morgan.

I conti
In dettaglio, nel 2016 il valore della produzione del gruppo pastario è stato di 447,5 milioni (416,4 l’esercizio precedente), l’Ebitda di 48,9 milioni (44,9) e un utile netto di 13,1 milioni (2,2). La posizione finanziaria netta  si è alleggerita, passando da 204 milioni a 193 milioni. Nel corso dell’esercizio la società ha ottenuto finanziamenti da Banca dell’Adriatico ( 10 milioni), Ge Capital Interbanca (10 milioni), Mps  (10 milioni, e Crédit Agricole (15 milioni), tutti scadenzati sul medio-lungo termine. Inoltre all’inizio del 2017 è stato emesso un mini-bond di 12,5 milioni con Amundi Sgr e garanzia Sace finalzzato allo sviluppo commerciale all’estero.

A fronte di un calo dei consumi di pasta di semola secca in Italia dello 0,8% a volume e dell’1,4% a valore, De Cecco ha aumentato le vendite del 7,2% a valore, complessivamente a 299 milioni. «Il dato generale sui consumi di pasta è negativo – spiega l’imprenditore abruzzese – ma quello riferito alle paste premium è positivo. E in questa categoria rientra oltre a De Cecco, anche Garofalo e Voiello».  In Italia crescono anche la pasta di kamut, farro e integrale.
Nel nostro Paese, l’81% delle vendite De Cecco sono concentrate nella grande distribuzione, in particolare in 15 catene commerciali. Ma le prime 5 generano il 72% dei ricavi.
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Estero dinamico
All’estero, De Cecco ha aumentato l’export del 3,2% a valore, con particolare progressi in Canada (+19%), Francia (+6,7%), Germania (+4%), Stati Uniti (+3,3%) e Giappone (+2,4%). In Russia, nonostante l’embargo commerciale, la crescita del brand De Cecco è stata del 19%, a parte le produzioni locali. In Russia De Cecco ha acquisito nel 2011 tre aziende locali che producono pasta con i marchi Extra M (pasta di farina di grano tenero), Znatnie (pasta di semola di grano duro) e Saomi (pasta di farina di grano tenero) destinata principalmente al mercato russo ed esportata in Bielorussia, Uzbekistan e Azerbajan.
Le produzioni a marchio De Cecco sono interamente realizzata in Italia negli stabilimenti abruzzesi di Fara San Martino e Caldari di Ortona.

Semestre in forma
Per il primo semestre del 2017 il presidente di De Cecco dichiara una crescita dell’export dell’8% a valore, più contenuta in Italia, il 3%. Delusi dall’investimento in Russia?  «Il Paese è pur sempre il terzo consumatore al mondo di pasta – commenta De Cecco – ma ha perso moltissimo. Negli ultimi anni l’import di pasta si è ridotto a un terzo e il cambio euro/rublo è crollato da 1,40 a 0,70».  Quanto alla modernizazione delle fabbriche acquisite, l’imprenditore commenta che «molto è stato fatto. I manager sono stati formati anche se la mentalità è diversa dalla nostra. Inoltre abbiamo ammodernato e automatizzato gli impianti: gli addetti sono passati da 700 a 250». Ora però il focus è concentrato sull’Asia: è stato appena aperto un ufficio commerciale a Singapore. Nel mirino Thailandia, Corea e Taiwan.

Infine, sul tema dell’etichetta d’origine sulla pasta decisa dal governo italiano l’altra settimana, De Cecco commenta che «la mistificazione della realtà non paga: la nostra pasta, al top della qualità, è fatta sia con i migliori grani italiani che internazionali».