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I 50 anni del Franciacorta: passi da gigante ma più estero e stop al consumo di suolo

Cinquant’anni di Doc e un futuro che si annuncia in rosa per i produttori del Franciacorta e che la Regione Lombardia supporta con un provvedimento che ridurrà drasticamente il consumo di suolo nella Denominazione e tutelerà l’ambiente con norme specifiche.
Il Consorzio del Franciacorta ha celebrato i 50 anni con una ricerca sui prossimi 10 anni curata dal sociologo Domenico De Masi: nel 2027 la Franciacorta si caratterizzerà come regione di turismo enogastronomico, per un pubblico adulto e benestante e se il lago d’Iseo costituirà un significativo fattore attrattivo, il vino sarà un fondamentale motore della crescita, grazie anche all’accoglienza delle cantine della Franciacorta. Per gli operatori del territorio la vera sfida consisterà nell’essere coesi nelle decisioni e disposti a rinunciare a guadagni immediati in un’ottica di lungo periodo.
«Il Piano territoriale d’area Franciacorta comprende 22 Comuni – sostiene il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni -. Prevede, tra le altre cose, che un Comune prima di cambiare destinazione d’uso a un’area agricola debba prima utilizzare quelle industriali».

La Docg
La Franciacorta Docg comprende 2.800 ettari vitati e nel 2016 sono state vendute 17,4 milioni di bottiglie (di cui 1,7 all’estero) per un valore al consumo di circa 350 milioni, iva inclusa. «Molto lavoro è stato fatto ma c’è ancora tanto da fare – sottolinea il presidente del Consorzio Vittorio Moretti -. In particolare sui mercati internazionali: l’export rappresenta il 10%. Siamo molto radicati in Giappone, ma dobbiamo puntare sul ricco mercato americano».

Che fare? “Innanzitutto essere presenti nelle enoteche e nei ristoranti – dice, senza mezzi termini, Karin O’ Keefe di Wine Enthusiast -. Serve visibilità. Recentemente a Boston ha aperto un’enoteca con 15mila etichette ma di Franciacorta non c’è traccia. Poi negli Usa bisogna puntare sul dosaggio zero e sui vitigni autoctoni”.

In realtà le cantine della Franciacorta potrebbe prendere parte anche ai programmi di promozione (negli Usa e in Cina tuttora in corso)  del made in Italy del ministero del ministero dello Sviluppo economico, ma non risulta che vi abbiamo partecipato.  “I big del Franciacorta – assicura Moretti – continuano a trainare le piccole cantine: dal marketing alla proiezione internazionale”.

Illy: La dolce vita
Andrea Illy, presidente di Altagamma, si sofferma sulle eccellenza: «Non può essere il Prosecco a rappresentare la qualità, la tradizione, l’alto di gamma. Questo ruolo tocca al Franciacorta. I francesi sono più avanti nella finanza e nella distribuzione, ma a livello di prodotto abbiamo una marcia in più. La Franciacorta e il Franciacorta possono rappresentare la dolce vita italiana. Lasciamo pure al Prosecco l’aperitivo e allo Champagne le grandi occasioni».
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Farinetti: puntare sul bio

Un ottimismo realistico è quello che traspare dall’indagine fra gli imprenditori franciacortini. “Bisogna essere capaci di copiare, cioè vedere un grande valore e adattarlo a se stessi. – è l’opinione di Oscar Farinetti -. E in Franciacorta siete stati bravissimi a copiare i nostri cugini francesi, arrivando a gareggiare in qualità con gli Champagne. Ora bisogna riuscire a fare un ulteriore salto, aggiungendo al prodotto qualcosa di identitario, che faccia la differenza, che sia fortemente legato al territorio. Bisogna saper essere unici e pertanto riconoscibili”.

“Come Consorzio siete un modello, perché siete partiti con il piede giusto, promuovendo progetti comuni  – aggiunge Farinetti -.  Il mercato mondiale del vino, che oggi vale 70 miliardi di dollari, nell’arco di dieci anni triplicherà e, anche se si comincerà a coltivare la vite in nuovi paesi, a giocarcela saranno italiani e francesi. Il nostro segreto dovrà essere quello di saperci distinguere e, per farlo, dovremo riempire i nostri prodotti di valori immateriali. La strada maestra è quella della pulizia e del biologico, a cui dobbiamo però saper aggiungere l’identità territoriale. E, come Consorzio, vi lancio una proposta: siate i primi ad introdurre nel vostro disciplinare il tema del biologico”.