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Il rilancio di Nestlé passa da caffè, acqua minerale e prodotti del benessere

Il gruppo alimentare svizzero Nestlé ha fissato un obiettivo di margine operativo fra il 17,5% e il 18,5% entro il 2020. Lo hanno annunciato i vertici del gruppo nel corso dell’investor day. Lo scorso anno l’Ebitda si era attestato al 16%. Si tratta quindi di recuperare 1-1,5 punti. Come? Il neo ceo Mark Schneider ha individuato nel caffè, nell’acqua minerale e nei prodotti del benessere i business per ridare slancio a una redditività declinante. Questo però potrebbe significare cedere attività ritenute non più strategiche o di rilevanza regionale.

Il pungolo del Fondo
In giugno il fondo attivista Third Point, tra i maggiori azionisti di Vevey, aveva chiesto che l’obiettivo fosse fissato intorno al 18-20% e che fosse aumentato il ritorno agli azionisti. Il fondo aveva allo stesso tempo esortato Nestlè a cedere la sua partecipazione del 23% nel gigante francese della cosmetica L’Oreal, ma i vertici hanno affermato di non avere intenzione di modificare il Patto con la famiglia Bettencourt.

Vevey a metà giugno aveva detto di voler cedere la divisione americana di dolci confezionati, Butterfinger e BabyRuth, valutandola intorno ai 2,5 miliardi di dollari. Non solo cessioni ma anche acquisizioni: Nestlè ha destinato 20 miliardi per M&A e per l’acquisto di azioni proprie.

Italia a rischio?
In Italia il processo di ridefinizione strategica è abbastanza avanti, ma non è concluso.  Sono state effettuate una raffica di cessioni ma ora si punta su cioccolato e pizze surgelate. Sugli altri è da capire, secondo Mauro Macchiesi, segretario nazionale Flai Cgil.
Il sindacalista sostiene che  “la cura dimagrante messa in campo da Nestlè sta penalizzando fortemente le attività produttive in Italia. La scelta di puntare sui brand ad alta redditività – come il caffè e nutrizione del benessere – mette a rischio la chiusura degli impianti di gelato, di cioccolato come la Perugina, di pasta fresca e i servizi di sede. La conseguenza di tale scenario è che sono a rischio circa 800 posti di lavoro. L’Italia diventerà un mercato redditizio per Nestlè come Paese di consumo e non di produzione”.