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Riso Scotti accelera in Italia e in Cina ma rallenta in Romania

Riso Scotti inaugura un altro pezzo dello stabilimento di Pavia e ora gestisce uno dei maggiori poli risieri europei. Ieri il taglio del nastro nella nuova area dello stabilimento pavese dedicata alla trasformazione del riso: dalle due linee di produzione, più un’altra in funzione a brevissimo, usciranno 15 milioni di pezzi l’anno subito e 20milioni a regime.
Si tratta di prodotti trasformati del riso: gallette di vari formati, snack e cracker di riso. Probabilmente in futuro nello stabilimento pavese potrebbero rientrare anche alcune produzioni esternalizzate.

Nuovi trend
«L’investimento è stato di 3 milioni – ha detto l’ad Dario Scotti -. La controllata Enal è un centro specialistico nello sviluppo di prodotti innovativi a base di riso che intercettano i nuovi bisogni di consumo a livello globale». Il gruppo Scotti pone particolare attenzione ai nuovi stili di vita, al mondo salutistico, al biologico e al free from.
Il gruppo pavese produce anche pasta e biscotti di riso, olio e bevande vegetali, sostitutivi del pane. Tanto che oggi i prodotti diversificati (cioè diversi dal core business del riso) si ritagliano il 40% dei 216,5 milioni di ricavi consolidati del 2016.

Operazione Cina
Riso Scotti sta tentando la penetrazione del mercato cinese facendo leva su risotto, gallette, olio e latte di riso. L’accordo è stato siglato con Central Leader che controlla la piattaforma social Dropswujie 4.0, un partner che garantisce le transazioni dal produttore al consumatore senza contraffazione.
«Dopo i primi 10 container spediti – ha detto il ceo Rosa Maria Giupponi – gli emissari di Central Leader arriveranno in azienda, tra due settimane, per concordare il rafforzamento delle forniture, anche in vista del capodanno cinese. Siamo convinti della serietà dei nostri partner». In Cina 530 milioni di consumatori effettuano ordini online di food & beverage. «I numeri sono impressionanti – ha aggiunto Giupponi – e ci aspettiamo uno sviluppo interessante del mercato cinese».

Big del bianco
Riso Scotti è un big del riso bianco con una fetta consistente nei prodotti diversificati e una quota estera del 30%. L’anno scorso la multinazionale pavese ha quasi raddoppiato il margine operativo consolidato della gestione caratteristica a 11,8 milioni, grazie a prezzi della materia prima favorevoli e al processo di efficientamento produttivo.
L’utile netto consolidato è stato di 5,2 milioni, alimentato dai maggiori profitti della capogruppo Riso Scotti spa ed Enal e da oltre un milione dalle controllate rumene, grazie alla vendita dei terreni. Riso Scotti ha deciso di cedere integralmente le attività agricole rumene dirette a causa dei risultati negativi. L’azienda ha un polo produttivo in Romania che serve l’area balcanica.

Mercato inappetente 
Dopo la performance del 2016 (+0,2% a volume e +3% a valore a 390 milioni, dati Iri), nel primo semestre 2017 la crescita delle vendite di riso in Italia si è quasi arrestata a valore (+0,2%) e rimbalzata dell’1,6% a volume. I dati di Iri indicano che sono quasi tutti in regresso le varietà di riso bianco (arborio, ribe, vialone nano, roma, originario, padano) mentre crescono le specialità riso (esotico, integrale, cottura rapida) sia a volume (+7,7%) che a valore (+11%). In calo anche cereali e Parboiled. I tre big del riso, Gallo, Scotti e Colussi, hanno il 35,7% del mercato. Le marche private il 33,3%.
E Riso Scotti? «Il primo semestre è stato ottimo – spiega Scotti – la capogruppo ha realizzato una crescita del 7% a volume. Favorevole anche l’andamento della materia prima». Nel primo semestre la capogruppo Riso Scotti spa (ha l’85% del business) dichiara ricavi per 92,4 milioni, un Ebitda di 7,9 milioni e un utile ante imposte di 7 milioni.