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I padroni di Cesare Fiorucci: l’azienda non è in vendita. Arriva l’ad Jose Cavero

L’ad del salumificio Fiorucci Alberto Alfieri lascia l’azienda e al suo posto arriva lo spagnolo Jose Luis Cavero, fino a ieri director internal audit di Campofrio food group. “Nell’ultimo incontro con l’ad di Campofrio Sud Europa Paulo Soares – racconta Egidio Petracca, sindacalista Rsu della Cgil – questi ci ha detto che Alfieri non rientrava più nei piani dell’azienda. Il nuovo amministratore è Cavero. Abbiamo subito informato i lavoratori con un comunicato” (nella foto).
L’azienda però non ha ufficializzato la sostituzione e Alfieri, raggiunto al telefono, ha preferito interrompere la comunicazione.
Petracca riferisce anche che Soares ha smentito l’intenzione degli azionisti di cedere Fiorucci (come si legge nel comunicato Rsu ai dipendenti). E ha confermato l’interesse dell’azienda a mantenere l’accordo raggiunto con i sindacati la scorsa primavera.

Lavoro a metà
Insomma il tentativo di Alfieri di risanare l’antico salumificio (nato a Norcia nel 1850) è stato interrotto. Già al suo arrivo, nel 2013, la situazione era in profondo rosso con perdite che negli anni sono arrivate oltre i 200 milioni e le ricapitalizzazione vicine ai 110 milioni.  A un certo punto l’ex azionista spagnolo Campofrio Food Group aveva intavolato una trattativa per cedere a un player italiano, poi finita nel nulla. Alla fine la stessa controllante Campofrio è stata rilevata dalla multinazionale messicana Sigma Alimentos.

Cesare Fiorucci produce i prodotti classici della salumeria italiana che distribuisce prevalentemente nel Centro sud Italia e all’estero; occupa 450 addetti diretti a Santa Palomba e una trentina a Parma.

Terapia amara
Per riequilibrare la situazione economico-finanziaria, Alfieri le ha tentate tutte: è intervenuto sugli organici, sull’esternalizzazione di alcune attività e sulla riorganizzazione produttiva. Sono scattati anche contratti di solidarietà al 35% applicati per 21 mesi e in più gli integrativi sono stati sostituiti da un premio di partecipazione.

Alfieri ha raggiunto l’ultimo accordo dopo 7 mesi: “I dipendenti sono stati collocati in solidarietà difensiva per 21 mesi, a partire dal 1° aprile – spiegò  l’ad – e c’è stata, anche, una rivisitazione degli accordi di secondo livello: alcuni istituti come l’indennità di trasporto, le navette, le cure termali e i generi in natura sono stati cancellati, mentre altri, come il vecchio premio di produzione, vengono adattati ai nuovi criteri di flessibilità ed efficienza”.
Durante il periodo di solidarietà tutto il personale rinuncerà a quattro giornate di riduzione dell’orario di lavoro l’anno (senza trattamento economico aggiuntivo/sostitutivo) e alcune attività aziendali, non considerate “core” sono state esternalizzate a società terze, ma con riallocazione degli addetti impiegati.
Fiorucci aveva provveduto per oltre due anni ad alcune forniture per Campofrio dopo l’incendio dello stabilimento spagnolo di Burgos (nel novembre 2014), cessate dopo il riavvio, lo scorso gennaio, del nuovo e ipertecnologico stabilimento.

Messicani contrariati
Questo però non deve essere sembrato sufficiente agli azionisti messicani, anche perché nel 2016  Fiorucci ha realizzato ricavi per 194 milioni e nuove perdite per 7,5 milioni: l’andamento dell’azienda è stato determinato anche da una domanda debole, specie nei consumi domestici. I ricavi si sono contratti di 6 milioni ma è spuntato un Mol positivo, 3,8 milioni, grazie al taglio dei costi di gestione. Fiorucci comunque è debitrice di circa 100 milioni rispetto alle società controllanti e la continuità aziendale è garantita solo grazie al loro impegno.

 

 

  • Francesco la rocca |

    Buongiorno sono il segretario provinciale e rsu UGL fiorucci bisognerebbe scrive tante altre cose sulla situazione in Fiorucci .

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