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Conserve Italia, Ismea esce e rientra investendo 25 milioni

Il mercato estero traina il fatturato di Conserve Italia, il gigante cooperativo dell’agroalimentare. Nell’esercizio 2016-17 (chiuso al 30 giugno) i ricavi aggregati crescono dell’1% a circa 900 milioni di euro, con un Ebitda di 58 milioni e un utile netto di 3,7 milioni.
Le società controllate estere hanno realizzato una crescita delle vendite del 10,3% nonostante l’impatto negativo della Brexit, le misure antidumping australiane e la difficile congiuntura del mercato del pomodoro. In Conserve Italia la società pubblica Ismea prima esce e poi rientra versando 25 milioni, 5 in meno dell’investimento precedente.

Incognite pomodoro e succhi di frutta
Il presidente di Conserve Italia Maurizio Gardini, nel suo intervento all’assemblea dei soci, ha sottolineato «l’importanza del risultato positivo» nonostante il ciclone di Brexit «avvenuto pochi giorni prima dell’inizio dell’esercizio e che ha impattato su tutti i 12 mesi. Senza contare l’andamento climatico non positivo dell’estate 2016. Le conseguenze si avvertono ancora oggi con andamenti preoccupanti, come nel mercato dei succhi di frutta, che prosegue a contrarsi, e in quello del pomodoro, la cui crisi di redditività ha creato gravi difficoltà finanziarie ad alcuni competitor».

Conserve Italia trasforma 570mila tonnellate di frutta, pomodoro e vegetali in 12 stabilimenti, di cui 9 in Italia, 2 in Francia e uno in Spagna. Il portafoglio vanta brand del calibro di Valfrutta, Cirio, Yoga e Derby.

Ok Spagna e Francia
Il gigante di San Lazzaro di Savena sottolinea che in Spagna ha completato il risanamento di Juver Alimentación, grazie al focus sul marchio Juver e accelerando su export e marche commerciali. Anche in Francia la controllata Conserves France (priva del ramo d’azienda frutta ceduto a un fondo d’investimento) ha ritrovato l’equilibrio economico con la crescita dei ricavi e un ruolo importante svolto dal marchio Cirio.

Negli ultimi anni Conserve Italia ha dovuto cedere alcuni asset in perdita e irrobustire il patrimonio. L’anno scorso la finanziaria pubblica Isa è uscita dalla società è vi è poi rientrata con un investimento di 25 milioni tra capitale e strumenti di partecipazione. Nell’esercizio 2015-16 la Posizione finanziaria netta era di 211 milioni e furono pagati oneri finanziari a banche, soci e strumenti finanziari partecipativi per 38,4 milioni. Per l’ultimo esercizio l’azienda dichiara una posizione finanzia netta pressoché invariata: 215 milioni.

Risultati al top
«I principali indici aziendali – osserva il direttore generale Pier Paolo Rosetti – sono ai livelli migliori di sempre, con investimenti pari a circa 48 milioni, in crescita rispetto allo scorso anno, soprattutto a sostegno del processo d’innovazione dei principali marchi».

Nell’esercizio 2015-16 Conserve Italia registrava debiti verso banche per 255 milioni, verso soci per 35 milioni e verso altri finanziatori per 30 milioni. «I debiti – spiega Rosetti – potranno sembrare elevati ma non è così: l’84% risulta a medio-lungo termine, confermando una solidità finanziaria che garantisce il miglior accesso al credito. Altre cessioni? No, al contrario ci guardiamo intorno».
Perchè avere 73 milioni di liquidità a fronte dello stock del debito? «Sono le normali operazioni di fine esercizio – conclude Rosetti -. Poi all’inizio del successivo si pagano forniture e debito».

Il bilancio 2015/16
Nel 2015/16 il valore della produzione di Conserve Italia consolidato è scesa (al netto di sconti, abbuoni e premi)  da 927,5 milioni a 841 milioni. La perdita è da imputare  ai cali delle vendite della controllata Conserves France per 65,6 milioni dopo la cessione del ramo di attività “frutta” e alla contrazione per 27,4 milioni di Juver Alimentación, a seguito del termine dell’accordo commerciale con il gruppo Dafsa- Mercadona.