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Il Tribunale di Venezia inibisce l’uso del termine Amarone alle Famiglie dell’Amarone d’Arte

Primo round a favore del Consorzio dei vini della Valpolicella. Dopo due anni di braccio di ferro tra il Consorzio e l’Associazione Famiglie dell’Amarone d’Arte sull’uso del termine “Amarone”, il Tribunale di Venezia ha accolto le richieste del Consorzio della Valpolicella.
Secondo la sentenza 2283/2017 del tribunale «una denominazione del vino e il suo territorio, compreso il suo nome, sono patrimonio comune di tutti i produttori, aderenti o meno al consorzio che tutela quella denominazione. Nessun produttore, o nessuna associazione di produttore, dunque, anche in buona fede, può utilizzare quei valori condivisi in maniera diversa».

Pugno di ferro
Ciò premesso il tribunale ha ordinato alle Famiglie dell’Amarone d’Arte di «rimuovere (entro un mese) dalla denominazione sociale qualsiasi riferimento alla Docg Amarone della Valpolicella, ivi inclusa la parola Amarone; ha accertato la nullità del relativo marchio italiano e ne ha vietato l’uso; ha inibito alla società consortile di svolgere attività promozionale riferendosi ad un “Amarone d’Arte” e/o ad un disciplinare diverso dal disciplinare di produzione. Infine ha ordinato di rimuovere dal sito web il “Manifesto dell’Amarone d’Arte”».

Il giudice ha bocciato le tesi dei difensori delle Famiglie dell’Amarone d’Arte circa la carenza di legittimazione del Consorzio in quanto mancante dei requisiti richiesti dal decreto legislativo 61/2010 (Tutela delle denominazioni d’origine) e ha rigettato la richiesta che il procedimento venisse rinviato alla Corte di giustizia europea per un contrasto di regole e principi.
«Siamo soddisfatti della sentenza – osserva Olga Bussinello, direttore del Consorzio -. È una sentenza che farà giurisprudenza. Perchè? Perchè è la prima che arriva dopo il Testi unico del vino e stabilisce l’esatto confine tra brand aziendale e rispetto della Denominazione».

I dissensi
L’associazione Famiglie dell’Amarone d’Arte, nata nel 2009, è composta da 13 cantine storiche: Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre D’Orti, Venturini e Zenato.
I motivi di dissenso sono diversi, compresa l’opposizione all’estensione territoriale della Docg e per i limiti imposti (anche alla vendemmia 2017) ai quantitativi di uve da destinare all’appassimento.
Le Famiglie dell’Amarone d’Arte faranno appello? Finora nessuna reazione ma il presidente Sabrina Tedeschi (nella foto con Alberto Zenato e Pierangelo Tommasi) spiega che sta esaminando la situazione con i propri legali per decidere il da farsi. Si saprà qualcosa nel corso della settimana prossima.

Di Amarone se ne producono 13 milioni di bottiglie, per un valore di 330 milioni (prezzo medio 23 euro), di cui il 60% all’export. Le Famiglie dell’Amarone d’Arte accreditano 2mila ettari di vigneto su circa 8mila del territorio e 2,2 milioni di bottiglie.
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Il Valpolicella in cifre: