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Nel mercato più ricco del mondo il vino francese supera quello italiano, leader da 8 anni

Storico sorpasso del vino francese su quello italiano.
Alla fine la Francia del vino brinda allo storico sorpasso sull’Italia negli Stati Uniti, primo mercato importatore al mondo e da 8 anni “feudo” del vino italiano. Lo annuncia l’Osservatorio Paesi terzi di Business Strategies, che assieme a Nomisma-Wine Monitor ha elaborato gli ultimi dati sulle importazioni di vino statunitensi (fonte Dogane) aggiornate al 3° trimestre di quest’anno.
Il sorpasso in valore (1,22 contro 1,21 miliardi di euro) è l’effetto della clamorosa rimonta del vino transalpino su quello italiano, recuperando in soli 9 mesi circa 160 milioni di euro.

Che succede? «Purtroppo – commenta Sandro Boscaini, presidente di Federvini e di Masi Agricola – stiamo perdendo terreno rispetto ai vini francesi che godono di un valore percepito superiore. Ma anche il prezzo non è mai inferiore al vino italiano. Credo che la nostra ossessione di essere competitivi a volte ci penalizzi». Secondo Boscaini i nostri produttori hanno anche un problema di tipo distributivo. «Siamo molto bravi a produrre – aggiunge Boscaini – ma non altrettanto a distribuire. Poi da due anni non abbiamo i fondi della promozione e questo alla fine si paga. L’importatore senza un budget non lavora».

Offerta stanca
Sulla stessa lunghezza d’onda Ettore Nicoletto, ad del gruppo Santa Margherita, specialista del mercato Usa con una società di distribuzione propria. «I motori di Santa Margherita sono il Prosecco e il Pinot grigio – spiega il top manager – e quest’anno Santa Margherita Usa realizzerà il fatturato record di 100 milioni di dollari. In generale però i francesi stanno guadagnando terreno perchè hanno un’offerta più vivace, centrata sullo champagne, sui rossi Borgogna e Bordeaux e ora anche sul rosé della Provenza».

“L’Italia perde il primato più ambito e lo perde male – sostiene la ceo di Business Strategies Silvana Ballotta – se pensiamo che oggi la Francia è market leader nei primi tre mercati di importazione al mondo, Usa, Gran Bretagna e Cina. Ma fa ancora più male registrare come, in un anno di grande crescita della domanda di vino nel mondo, gli Stati Uniti siano diventati la cartina tornasole della nostra ridotta competitività sui mercati globali, frutto di azioni di marketing e promozione deboli e mai sinergiche”.

Nel dettaglio, la corsa di Parigi negli Usa fissa la performance in valore nei primi 9 mesi di quest’anno a +18,8%: 6 volte di più dell’incremento italiano (3%), che perde nettamente anche il confronto con la crescita complessiva delle importazioni statunitensi di vino (+8%).
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Fermi davvero …fermi
Il Belpaese vede così diminuire le proprie quote di mercato rispetto al pari periodo del 2016 (da 32,7% al 31,1%) soprattutto per effetto della stagnazione delle vendite di vini fermi imbottigliati, dove rimane market leader (962 milioni di euro) ma guadagna in valore solo l’1,6%, contro il +21,4% francese e una media import generale sul segmento del 5,9%.

Sotto media anche gli sparkling italici, che pur incrementando dell’8,7% fanno peggio del mercato (+11,5%) e, ancora una volta, dei francesi (+14%), assoluto leader in valore della tipologia con 432 milioni di euro. Diverso il discorso sui volumi importati, con l’Italia che doppia la Francia. In lieve calo il prezzo medio generale del prodotto importato, con l’Italia in ribasso specie sugli sparkling.