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Unicoop Tirreno, scontro tra azienda e sindacati. Il 13 dicembre si sciopera

Braccio di ferro tra Unicoop e sindacati. Salta il tavolo di trattativa e il sindacato proclama un sciopero per il 13 dicembre.

“Inevitabile – sottolinea Alessio Di Labio, della Filcams Cgil – la Cooperativa continua ad agire in modo scomposto e schizofrenico, senza condivisione e creando soltanto caos. Abbiamo chiesto risposte concrete sul rispetto dell’accordo del 9 maggio che è stato disatteso dopo soltanto un mese dalla presentazione al ministero del Lavoro, in virtù del quale sono stati ottenuti strumenti di ammortizzazione sociale e approvato, con voto certificato, da 2.200 lavoratori”.

“Per noi – conclude Di Labio – è ancora valido l’accordo del 9 maggio, ma l’azienda lo disattende: al tavolo è stato dichiarato che i conti sono ancora in disordine e la situazione in Campania e la chiusura di Terracina sono l’esempio emblematico per cui si lasciano indietro i lavoratori per far quadrare i conti, senza guardare in faccia a nessuno».
Il 13 dicembre è la data individuata per un grande sciopero generale dei dipendenti della cooperativa, che sarà preceduto da un’ora di sciopero l’11 novembre per chiedere alla cooperativa di cambiare posizione e da un attivo nazionale dei delegati il 14 novembre che si terrà sotto la sede nazionale di Asncc.
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La voce dell’azienda
Dal suo canto Unicoop Tirreno ribadisce il suo impegno nel risanamento e nel rilancio dell’impresa ma la situazione rimane delicata. L’azienda specifica che “secondo gli obiettivi fissati nel Piano Industriale che in ogni caso hanno necessità di essere aggiornati e rimodulati secondo le dinamiche di mercato. In questo contesto risultano confortanti i dati sull’andamento aziendale e sulle stesse stime a finire per il 2017 che testimoniano un sostanziale rispetto degli obiettivi di bilancio prefissati e degli impegni assunti con le Cooperative finanziatrici”.

Secondo gli accordi sindacali, è stata definita nel complesso l’uscita incentivata di 200 persone. Si è previsto il ricorso alla Cig autorizzata dal ministero del Lavoro fino ad un massimo di 130 persone sulla sede di Vignale e la ricollocazione in altri punti vendita del personale di rete in esubero causa chiusure ed efficientamenti di punti vendita con ricorso se necessario ai contratti di solidarietà. Su Vignale, lo schema di utilizzo della Cig, presentato alle organizzazioni sindacali nel luglio scorso, impatta su 62 persone.

L’azienda sottolinea che “in coerenza con gli obiettivi del Piano industriale la Cooperativa conferma la decisione di cessare la sua attività nei due punti vendita della Campania di Napoli Via Arenaccia e Santa Maria Capua Vetere con modalità e tempi coerenti con quelli che sono gli impegni contrattuali assunti. I due supermercati registrano risultati operativi annuali in perdita per 2 milioni di euro e che sin dalle prime fasi delle trattative sindacali sono stati individuati fra i punti vendita critici”.

“Per quanto riguarda il punto vendita di Terracina (dove la perdita annuale è di 0,5 milioni di euro) le prospettive del punto vendita, individuato dal Piano Industriale come critico, sono state analizzate ed approfondite rispetto alle possibilità di rilancio o chiusura. La chiusura è conseguenza dell’elevata perdita di gestione e dell’impossibilità di invertire la tendenza. La Cooperativa è impegnata nel verificare la disponibilità dei dipendenti alla ricollocazione nella rete vendita Coop del Lazio mentre chi vorrà potrà accedere agli incentivi all’esodo volontario previsti dagli accordi sindacali. Al termine di questa fase, se necessario, verrà aperta una procedura di mobilità”.