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La scommessa di Farinetti e dei big dell’alimentare con la Fabbrica italiana contadina

«Oltre 120mila prenotazioni di visite da tutto il mondo e il centro congressi occupato fino al prossimo marzo»: Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, ieri ha risposto in questo modo alle domande impertinenti dei giornalisti sull’appeal di Fico, la Fabbrica italiana contadina che aprirà a Bologna dal 15 novembre.

«Porteremo almeno 6 milioni di persone l’anno – ha detto Farinetti all’anteprima di Fico Eataly World -. Ce la metteremo tutta per averle, perchè i turisti portano soldi e di riflesso posti di lavoro. L’abbiamo pensato in grande perchè Fico dovrà rappresentare l’Italia con le sue eccellenze agroalimentari e la sua biodiversità. Racconteremo il cibo italiano partendo dall’inizio, dalle materie prime, per far vedere come si trasformano in prodotti finiti di alta qualità».
Fico Eataly World è il parco agroalimentare più grande al mondo (80mila metri quadrati coperti, più 20mila all’aperto con 2mila cultivar, una tartufaia e 200 animali) e «precede di due anni la nascita della cittadella gastronomica di Lione, dedicata alla gastronomia francese» ha sottolineato Farinetti.

La scommessa
Fico è un’idea straordinaria ma sorge in una città che non ha un grande appeal turistico e non ha la vitalità di Milano. Probabilmente le condizioni vantaggiose connesse alla gestione immobiliare hanno reso più facile la sostenibilità finanziaria del progetto e questo ha facilitato la scelta del capoluogo felsineo.

Il parco tematico sorge nell’estrema periferia di Bologna ma si raggiunge facilmente in 20 minuti di navetta. Le 150 aziende espositrici (con una quarantina di laboratori di produzione) hanno accettato i costi connessi a 12 ore di apertura quotidiana, per 7 giorni. Alcuni anche con l’impiego di 15-20 addetti. Scontato il successo iniziale di Fico e il proverbiale fattore C di Farinetti (come ha sottolineato più volte), l’esito della scommessa del guru del cibo italiano e degli investitori si giocherà solo sul lungo termine.

Big dell’alimentare
La vetrina bolognese (l’ingresso è gratuito) ospita una quarantina di microfabbriche: Granarolo, Balocco, Grana Padano, Parmigiano reggiano, Baladin, Venchi, Carpigiani per dirne alcuni. Grandi partner tecnici come Whirlpool e Vodafone (per le infrastrutture e le soluzioni digitali). Fico offre anche aree didattiche, aree per la degustazione dei vini, un centro congressi. L’investimento complessivo è quantificabile in 140 milioni, esclusi i 40-45 milioni per la riqualificazione di un albergo.

«L’investimento per Fico unisce pubblico e privato – ha annunciato Andrea Cornetti, dg di Prelios che controlla il fondo immobiliare Pai, collettore dei 25 investitori privati, molti sono casse di previdenza -. Per l’immobile Caab abbiamo una concessione di 40 anni: alla fine lo restituiremo con valore zero. L’investimento produrrà un rendimento del 6% annuo e dal 2019 restituiremo capitale ed erogheremo dividendi».

Chi ci crede
E le aziende investitrici? «Ci abbiamo creduto fin dal primo momento – ha detto Lorenzo Paolini, ad di Whirlpool Italia -. Fico è il meglio dell’agroalimentare italiano e diventerà un polo di attrazione mondiale».
L’azienda dolciaria Balocco, forse tra i maggiori investitori, ha speso 2 milioni solo per il progetto e la realizzazione della micro fabbrica di pasticceria (con inpastatrici e forni) di 600 mq. che impiega una ventina di addetti.

«Lanciamo il brand Bottega Balocco – spiega l’ad Alberto Balocco – la pasticceria di alta qualità che vogliamo esportare nel mondo. E con Fico vogliamo fare anche un test di retail sul connubio tra caffè, gelato e pasticceria». Balocco ha stipulato un contratto di 6+6 anni. Bologna è il posto giusto per la visibilità internazionale? «A Fossano ne avrei avuta meno – risponde Balocco -. Del resto anche EuroDisney non è nel centro di Parigi ma è visitato da decine di milioni di persone. Siamo convinti che Fico sarà un successo».

Latte, grana e birra
Anche Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo, è un grande sostenitore del parco tematico. La cooperativa bolognese ha investito un milione per un impianto di produzione di formaggi. Cesare Baldrighi, presidente del Consorzio Grana Padano, ha spiegato che «il nostro mini caseificio produrrà 2 forme di formaggio al giorno con 500 litri di latte per ognuna». Teo Musso, guru della birra artigianale Baladin, ha installato un micro-birrificio che «ospiterà, a rotazione, anche i 60 birrai artigianali italiani».